Il Tirreno

Pisa

«Conviviamo ogni giorno con la paura, ma mai ci siamo sentiti soli»

Valentina Landucci
«Conviviamo ogni giorno con la paura, ma mai ci siamo sentiti soli»

Il sindaco di Calci parla della messa in sicurezza e della ricostruzione delle case distrutte dall’incendio: «Un dramma che mi ha segnato» 

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Due giorni di pioggia. L’allerta arancione di domenica e poi quella gialla di ieri. E dal giardino della Certosa dove ci troviamo per una delle iniziative ad un anno dall’incendio del Serra con il sindaco di Calci, Massimiliano Ghimenti, lo sguardo sale, percorre il versante ferito dalle fiamme. Se piove troppo quella terra scura viene giù. Anche se molto è stato fatto per contenere il rischio idrogeologico. Perché, come dice lui, «se il rischio c’era anche prima dell’incendio adesso è al massimo».

Che cosa è stato fatto e con quali risorse sul Monte?

«I soldi arrivati sono stati impiegati per i lavori di mitigazione dei rischi: l’incendio ha aumentato in maniera esponenziale la capacità distruttiva dell’acqua. Le risorse investite sono state quelle regionali, un milione e 800mila euro: un impegno importante per fare i lavori sui canali e sui versanti distrutti. Poi c’è stato anche il lavoro del Consorzio di Bonifica, con fondi regionali e propri, e le risorse che anche il Comune di Calci ha stanziato per migliorare le cose fatte. È mancato e continua a mancare lo Stato: non ha ritenuto la zona meritevole di finanziamenti per la messa in sicurezza e la ricostruzione delle case distrutte. In quest’ultimo caso chi ha perso tutto ha potuto contare solo sulla solidarietà di tantissimi privati. Le uniche risorse pubbliche a chi ha perso la casa le ha messe il Comune».

Che tipo di rapporto avete avuto in questo anno con le vittime dell’incendio?

«Abbiamo mantenuto con loro un contatto costante come credo fosse doveroso, è quello che una comunità deve fare. Abbiamo approvato delibere di giunta e di consiglio che hanno agevolato la possibilità di ricostruzione. I lavori stanno andando avanti e il Comitato di Salvaguardia della zona montana di Calci, che ha raccolto le donazioni, ha fatto un lavoro straordinario».

Ci sono stati momenti, durante l’emergenza e dopo, in cui ha pensato di non farcela?

«Ci ho ripensato parecchie volte a quei momenti. Le riflessioni sono arrivate dopo. Nell’immediato agisci o cerchi di farlo nel miglior modo possibile. La macchina dei soccorsi ci ha fatto sentire in grado di affrontare il fuoco. Ci saremmo preoccupati se non avessimo visto quella risposta tempestiva e in forze che invece c’è stata da parte della Regione. Una settimana dopo il rogo c’erano oltre 50 operai forestali a lavorare sul Monte e altrettante persone a lavorare sui fossi. Non ci siamo sentiti soli nell’emergenza ma anche nel post emergenza. Resta la preoccupazione: un temporale più forte può metterci in difficoltà. La paura è un sentimento col quale conviviamo sempre».

C’è stato un arresto e l’avvio di un processo per il presunto responsabile, che è “uno di qui”. Ha avuto modo di parlare coi suoi familiari?

«Nell’immediato sono andato a trovare la famiglia. Sono cittadini del nostro territorio che loro malgrado stanno vivendo una situazione molto difficile. Poi la giustizia farà il suo corso e attendiamo, senza processi di piazza, senza spettacolarizzazioni, come nostro costume, l’esito del processo».

Cosa le ha insegnato, come amministratore e come uomo, quello che è accaduto un anno fa?

«Un fatto del genere ti segna. L’incendio e quello che è venuto dopo mi hanno insegnato che viviamo in un paese con la P maiuscola, una comunità straordinaria nell’emergenza e nella solidarietà. Ma questa esperienza mi ha anche ulteriormente responsabilizzato. Ciò che abbiamo vissuto poteva avere esiti ben peggiori: sarebbe bastato un albero a rallentare i soccorsi. C’è stata organizzazione, professionalità ma anche fortuna. L’incendio mi ha insegnato le proporzioni delle cose». —

Valentina Landucci



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