Proteste
Collaboratrici “sfruttate” Cnr condannato a risarcirle
Il Tribunale civile assegna quasi centomila euro a favore di due impiegate Riconosciuto il rapporto subordinato durato per anni e non retribuito
Il contratto, con relativa retribuzione, era da collaboratrici. L’impegno richiesto, però, di fatto si era trasformato in rapporto subordinato.
Uno scarto economico in busta paga in peggio per le due lavoratrici che è andato avanti per anni e che ora il Tribunale civile traduce nella condanna del datore di lavoro a pagare quasi 100mila euro.
È la storia di due ex collaboratrici del Cnr, nella fattispecie la sezione Registro.it che si occupa di registrazione dei domini internet a suffisso it, che dopo aver prestato servizio nella sede di via Moruzzi hanno deciso di fare causa al Consiglio nazionale delle ricerche.
Assistite dagli avvocati Gianluca Baldi e Marco Canapicchi, le due “dipendenti” di 45 e 44 anni che hanno lasciato il Cnr nel 2010 e nel 2011, si sono rivolte al giudice del lavoro Franco Piragine e hanno vinto la causa: pagate come collaboratrici in realtà il loro impegno era da retribuire come lavoro subordinato. Il Cnr ha ammesso «che venivano predisposti da parte del responsabile piani di attività lavorativa, ferie, assenze e turnazioni, che coinvolgevano i dipendenti ed i collaboratori, tra cui le ricorrenti. In sede di istruttoria orale è inoltre emerso che i collaboratori avevano un orario fisso di otto ore (oltre ai prolungamenti che venivano loro richiesti), salva la possibilità, per coloro i quali non erano addetti al centralino, di articolare in modo flessibile l’orario, come facevano anche i dipendenti, che i superiori impartivano istruzioni a voce o per e-mail e controllavano la produttività, che le ricorrenti svolgevano anche mansioni ulteriori rispetto a quelle previste (come ad esempio registrazione del dominio, smistamento posta in entrata e uscita e spedizione di raccomandate, nonché di help-desk telefonico), che il responsabile chiedeva a collaboratori e dipendenti, di indicare il periodo di ferie richiesto da ciascuno, verificava se in base a tale richieste l’ufficio rimanesse coperto per tutto il periodo feriale, e se c’erano dei giorni scoperti chiedeva di fare gli opportuni aggiustamenti per coprire tutto il periodo, che le ricorrenti erano soggette a richiami verbali in caso di errori». Al giudice è bastato ascoltare come funzionava il sistema di lavoro e a quali obblighi erano soggette le due ricorrenti per arrivare alla sentenza di condanna del Cnr.
«Emerge chiaramente che le ricorrenti sono state sempre stabilmente inserite nell’organizzazione dell’ente – scrive Piragine – svolgendo lo stesso lavoro dei dipendenti, sulla base di specifici e costanti ordini e direttive datoriali, rispettando un preciso orario di lavoro e con obbligo di presenza in servizio, utilizzando strumenti messi a disposizione dal datore, e svolgendo anche compiti diversi da quelli oggetto dei contratti di collaborazione, con mansioni di natura ripetitiva e standardizzata, e strumentali rispetto alle finalità dell’ente, con retribuzione mensile, con costante controllo datoriale nello svolgimento dell’attività. La subordinazione è quindi ampiamente dimostrata». E il Cnr deve versare, con gli interessi, 43mila euro a una e 51mila a’altra. Pagate come collaboratrici e fatte lavorare da dipendenti. —
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