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Pisa

Truffa sulle presenze: due sottufficiali della 46a brigata aerea a processo

Un rilevatore elettronico di presenze (foto d’archivio)
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Un rilevatore elettronico di presenze (foto d’archivio)

I due militari di stanza a Pisa sotto inchiesta dalla Procura militare di Roma. La brigata è parte lesa

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PISA. Due sottufficiali dell’46a Brigata Aerea di Pisa sono stati messi sotto inchiesta dalla Procura militare di Roma con l’accusa di truffa aggravata.. Ai due, un primo luogotenente originario di Grosseto di 50 anni e un primo maresciallo, stessa età, originario della Puglia, viene contestato un comportamento nella registrazione delle presenze che configurerebbe il reato di truffa ai danni dello Stato.

Il procedimento è ancora in corso con le procedure previste dal codice militare.

In attesa di arrivare all’epilogo dell’iter la base di Pisa dell’Aeronautica Militare «conferma che, venuta a conoscenza del possibile illecito, all’epoca dei fatti, ha avvisato tempestivamente la Procura Militare che ha avviato le indagini. Il procedimento non si è ancora completamente terminato. Inoltre, a conclusione del procedimento penale si attiveranno le procedure amministrative e disciplinari interne alla forza armata».

Al di là dell’aspetto penale c’è anche il fronte del danno erariale da dover considerare in questa vicenda che rimanda, per modalità e contestazioni, alle accuse mosse ai quattro impiegati dell’università.

Timbrature sui generis con uscite non registrate e, quindi, formalmente presenti in servizio quando invece i due erano fuori dalla base.

Quello che ancora deve essere chiarito a livello di presenze e strisciate del badge tra permessi e uscite dalla caserma è materia in corso di giudizio a Roma.

La storia non è recentissima. È stata una lettera anonima, scritta da chi è a conoscenza di persone, sistemi e pratiche nella base pisana, a far emergere il caso che è stato confermato dai vertici della 46a.

La forza armata in questa vicenda è parte lesa e, una volta concluso il processo con un’eventuale condanna, si attiverà per il risarcimento dei danni segnalando il caso alla Corte dei conti e in parallelo muovendosi sul fronte amministrativo e disciplinare.

Fin dall’apertura dell’inchiesta i due sottufficiali sotto processo sono rimasti al loro posto a Pisa. —

P.B.

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