Il Tirreno

Pisa

«La storia della bimba Rom modello inadatto per i bambini»

«La storia della bimba Rom modello inadatto per i bambini»

il caso libri di testo / l’attacco dell’ex sindaca 

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pisa. La storia di una bimba rom, povera, che vive in una roulotte e racimola spiccioli vendendo fazzoletti a bordo strada non è «un modello» adatto a bambini delle scuole primarie. E dunque la favola che racconta la storia di Dorin, inserita tra i brani di lettura di un libro di testo in uso in diverse scuole pisane, non è gradita. Almeno all’ex sindaca di Cascina ed europarlamentare della Lega Susanna Ceccardi che ha annunciato una interrogazione parlamentare da parte degli esponenti del partito di Matteo Salvini sul caso.

L’indice di “sgradimento” per la storia, nata dalla penna di Federico Taddia e finita all’interno di quello che un tempo si sarebbe chiamato sussidiario scolastico, è stato affidato dall’europarlamentare pisana a una nota piuttosto vivace che si conclude con un «avremmo preferito un messaggio più chiaro e privo di possibili fraintendimenti» rispetto alla scelta di fare di una bimba rom la protagonista di un brano da leggere in classe: «Molti genitori - riferisce Ceccardi - mi hanno segnalato la presenza di questa particolare storia all’interno di uno dei volumi adottati da un istituto scolastico e che dovrebbe parlare di educazione civica».

«La storia della piccola zingarella - prosegue la nota della Lega - diventa un esempio positivo per i più piccoli, dove, chi regala due spiccioli alla piccola rom è bravo, e chi invece non lo fa, è brutto e cattivo». «È paradossale -prosegue Susanna Ceccardi- che si rovesci completamente la realtà e che situazioni al confine tra la legalità e l’illegalità siano prese come esempio positivo per formare le nuove generazioni. La questua al semaforo diventa così una buona pratica per sopravvivere, ed il commercio abusivo e la vendita di fazzoletti o fiori al semaforo un bellissimo esempio di libero scambio. Un capitolo a parte, poi, sarebbe da aprire riguardo allo sfruttamento di minori nell’accattonaggio, per non parlare delle condizioni in cui sono costretti a vivere i più piccoli nei tanti campi nomadi presenti sul nostro territorio. Condizioni che sono spesso al limite della dignità umana e ben lontane dal romanticismo della favoletta».

Ma non è tutto. Ceccardi se la prende anche con «un accenno all’ideologia gender» contenuto nel testo. «Sfogliando il libro -prosegue Ceccardi- troviamo anche delle frasi da completare in cui si chiede ai bambini maschi perché vorrebbero essere delle femmine e viceversa».

«Se è pur vero che nelle pagine successive - conclude - si ricordano i diritti che bambini come Dorin dovrebbero avere, si dimentica però di sottolineare come le difficoltà dell’integrazione di queste persone all’interno del tessuto sociale siano spesso legate a retaggi culturali e modi di vivere propri della loro comunità di appartenenza. Per i nostri figli abbiamo in mente esempi e modelli ben diversi, lontani anni luce da una bimba che per noi non dovrebbe mai e poi mai essere felice di fare l’elemosina ad un semaforo». —

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