Il Tirreno

Pisa

L’INCHIESTA 

Estorsioni, spaccio e minacce con pistola: tre giovani a processo

P.B.

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PISA. Un rito abbreviato e due processi ordinari. Arriva in Tribunale la storia di spaccio con estorsioni contestata dalla Procura a tre giovani arrestati nel marzo 2019 dalla polizia per una serie di episodi di minacce, anche con l’uso di una pistola giocattolo senza tappo rosso, per incassare i profitti della vendita di droga consegnata a credito.

Lorenzo Puzzo, 21 anni, di Pisa, difeso dall’avvocato Angela Giovinazzo, ha chiesto di essere giudicato in abbreviato sulla base degli atti. Fanno il processo gli altri due imputati, Miklovan Dakaj, 24 anni, difeso dallo studio Ciappi di Prato, e per un episodio di tentata estorsione, Egon Di Marco, 20 anni, pisano, assistito dagli avvocati Laura Antonelli e Fabrizio Bartelloni. Gli imputati sono ancora agli arresti domiciliari.

Il primo collegio (presidente Mirani, a latere Frizilio e Fabbricatore) con pm Giancarlo Dominijanni ha rinviato a gennaio l’inizio del dibattimento per sentire i testi dell’accusa. L’inchiesta nasce dalle intercettazioni per un’indagine di droga nei confronti di quella che poi sarà la parte offesa nel processo che si è aperto ieri. La polizia acquisisce elementi sulle minacce subìte dal giovane e arriva poi agli arresti. Una delle vittime venne picchiata a fine gennaio sul litorale. Uno studente 18enne, debitore nei confronti dell’albanese di una grossa somma di denaro, fu pestato e minacciato di morte con una pistola. Alla polizia inizialmente negò l’origine di quell’aggressione. Poi, anche per gli evidenti segni sul viso, decise di dire la verità e fornì agli agenti lo spunto per mettere in fila una serie di episodi che poteva sembrare slegati, ma che in realtà aveva un unico comune denominatore. Quegli assalti dentro e fuori i locali in centro ai danni di giovanissimi, anche minorenni, non erano casuali. Erano le dosi di droga non saldate a innescare rivalse e botte. Gli impegni non rispettati nel giro dello spaccio, gestito per l’accusa dall’albanese con i due italiani a fargli da spalla, facevano da detonatore alle aggressioni.

Stando all’accusa il 24enne, in cerca di occupazione come i due compari, aveva creato una sua rete di distribuzione di sostanze di vario tipo. Lui sapeva dove trovare la droga che poi consegnava ai giovani spacciatori, spesso studenti e a volte anche minorenni, attratti dalla facilità di un guadagno rapido. Le vittime, una volta accumulati debiti rilevanti, si ritrovavano nelle condizioni di non poter pagare e la risposta del 24enne erano le botte, spesso accompagnate dalla minaccia con una pistola. —

P.B.

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di Redazione Massa