Il Tirreno

Pisa

il disastro del serra: il processo 

«L’alibi è un’interpretazione dell’accusa»

Pietro Barghigiani
«L’alibi è un’interpretazione dell’accusa»

Il difensore di Franceschi contesta la ricostruzione della Procura sulla volontà dell’imputato intercettato con i familiari

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calci. «Il falso alibi? È un’interpretazione dell’accusa. Così come il riferimento alla consulenza psichiatrica per farsi scagionare».

L’avvocato Mario De Giorgio, difensore di Giacomo Franceschi, il 38enne calcensano imputato di incendio boschivo e disastro ambientale, anticipa al “Tirreno” la volontà di contestare nel merito e in aula i contenuti che, secondo la Procura, farebbero di Franceschi un imputato che poco dopo l’arresto in cella sarebbe impegnato con i familiari a studiare un alibi per la sera del 24 settembre 2018, quella del disastro del Serra.

All’anticipazione del nostro giornale, l’avvocato risponde che «è bene precisare come la circostanza che Franceschi "volesse costituirsi un falso alibi" e sottoporsi "a una consulenza psichiatrica di parte che potesse scagionarlo" è solo l'interpretazione che di alcune intercettazioni hanno fornito gli investigatori. Il pubblico ministero, anche sulla base di quegli elementi, ha chiesto il giudizio immediato e il Gip lo ha disposto non già in base all’evidenza della prova, ma perché la misura cautelare è stata confermata dal Tribunale della libertà (cosiddetto "immediato cautelare"). Di quelle intercettazioni il pm ha chiesto mercoledì la trascrizione: in tal modo il loro contenuto potrà essere valutato, e correttamente contestualizzato, dal Tribunale nel contraddittorio di tutte le parti».

Frasi o una frase intercettata nella sala colloqui del carcere che per gli investigatori descriverebbe un contesto di “accordo” per salvare Franceschi dandogli un alibi. Per la difesa sono elementi da affrontare in un contraddittorio in aula in cui poter spiegare situazioni e contesti. E in quell’occasione l’interpretazione della Procura, stando al difensore, non sarà così scontata.

«Del resto, anche per tale ragione la difesa non ha optato per dei riti alternativi – conclude il legale – ma ha preferito affrontare, con la massima serenità, il processo pubblico».

Franceschi è in cella dal 18 dicembre. Dopo svariati rifiuti di uscire dal carcere per andare ai domiciliari ricevuti dal Gip e dal Tribunale del Riesame, per il 38enne non sono alle viste nuove istanze di attenuazione della misura cautelare.

Nove mesi di carcerazione preventiva per un incensurato che deve difendersi da reati che nel massimo della pena arrivano fino a 15 anni di reclusione. A mettere nel radar dei carabinieri Franceschi già dal giorno successivo all’incendio sono stati alcuni conoscenti che lo hanno descritto come un tipo che potenzialmente avrebbe potuto fare quello di cui è accusato. E nei giorni successivi al 24 settembre il giudice aveva già autori zzato le intercettazioni telefoniche e ambientali sull’auto. Le stesse che ora in aula sono diventate, tra le altre, le contestazioni a suo carico. —

Pietro Barghigiani

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