Il Tirreno

Pisa

consiglio comunale 

«Gennai deve essere sostituito» le opposizioni vanno all’attacco

Danilo Renzullo

Pd, M5S e Diritti in comune chiedono la rimozione del presidente dell’assemblea «La sua conduzione dei lavori è troppo orientata verso la propria parte politica»

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PISA. «Il presidente del consiglio comunale Alessandro Gennai non è adatto a ricoprire quello che dovrebbe essere un ruolo imparziale ed autonomo». Le minoranze fanno blocco e, con la sola “assenza” del Patto civico, chiedono la sostituzione del presidente del consiglio. Partito democratico, Diritti in comune e Movimento 5 Stelle hanno presentato una mozione di revoca di Gennai dallo scranno più alto dell’assemblea cittadina. Il documento sarà discusso e votato (con scrutinio segreto) nella seduta del 24 settembre.

«È una situazione nata male e sviluppatasi peggio - sottolinea Giuliano Pizzanelli, capogruppo del Pd -. L’esperienza di Gennai alla guida dell’assemblea cittadina è andata di mese in mese peggiorando: una gestione fallimentare e sempre più negativa».

“Incidenti di percorso” e mancata autonomia nelle scelte le accuse mosse dai gruppi consiliari di opposizione. «Abbiamo riscontrato numerose criticità, a partire dal sistematico voto del presidente con la maggioranza anche in quelle occasioni dove l’astensione, a dimostrazione della sua imparzialità, sarebbe stata doverosa - prosegue Pizzanelli -. Un atteggiamento forse mai accaduto nelle scorse legislature. A questo si aggiunge il regolare rifiuto di molti dei question time che presentiamo e numerosi episodi in cui il ruolo istituzionale è stato superato da quello politico, a partire dalla Festa della Toscana dello scorso anno che si è trasformata in una convention della Lega. Il vaso è ormai colmo. Non è più una situazione di inesperienza, ma un problema politico».

Secondo i tre gruppi consiliari, «Gennai non ha mai gestito l’aula con autorevolezza», ma ha caratterizzato il suo ruolo «con una gestione confusa, costellata da continui errori procedurali ed ha assunto spesso decisioni non in maniera autonoma, ma obbedendo ai diktat del sindaco e di assessori che gli dicevano cosa fare». Una conduzione dei lavori, secondo le opposizioni, snaturata dal ruolo che il presidente del consiglio dovrebbe assumere. «Sulla presentazione dei question time (il cui iter prevede l’ok o il rifiuto del presidente del consiglio a sottoporli alla discussione del consiglio) spesso il presidente non sceglie in maniera autonoma, ma rivolgendosi al capo di gabinetto del sindaco - accusa Francesco Auletta, capogruppo di Diritti in comune -. Avalla spesso le richieste del sindaco e della giunta e, in più occasioni, mi ha minacciato di farmi portare fuori dall’aula dalla polizia municipale. Criticità che si sono presentate in maniera evidente anche qualche mese fa, quando provò a far votare una mozione su Canapisa presentata dalla maggioranza dopo la chiusura dei lavori del consiglio comunale». I firmatari della mozione di sfiducia imputano a Gennai di «aver leso ripetutamente i diritti delle minoranze» e di non essere conforme «ai compiti istituzionali, di imparzialità e garanzia, che è chiamato ad assolvere».

«Abbiamo votato per Gennai anche per sbloccare l’impasse causata dalla vicenda Gambini - conclude Gabriele Amore, capogruppo del M5S -. Dopo oltre un anno abbiamo verificato un atteggiamento non consono a quello di un presidente del consiglio comunale». —

Danilo Renzullo

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