Sicurezza
Figlia venduta per avere droga in aula anche le intercettazioni
Genitori a processo con il vicino di casa accusato di aver abusato della bimba La difesa dell’amico di famiglia contesta la registrazione audio fatta dalla madre
pisa. In aula c’erano solo il presunto pusher. Loro, i genitori della bimba accusati di averla venduta al vicino di casa in cambio di droga, non si sono visti.
Con il giuramento dei sei giudici popolari e dei tre supplenti, la Corte d’Assise (presidente Beatrice Dani, a latere Elsa Iadaresta) ha incardinato con la prima udienza il processo a una coppia e a quello che ritenevano un amico di famiglia.
Le accuse sono di violenza sessuale aggravata su minore in concorso e riduzione in schiavitù. Una storia che la sera del 15 ottobre 2016 deflagrò nell’arresto del vicino di casa, un pregiudicato per spaccio di 46 anni, assistito dagli avvocati Antonella Antonelli e Tommaso Azzaro.
Dopo oltre un anno la squadra mobile pisana indagò anche i genitori della piccola (ora ha 7 anni) che per la Procura fu abusata nell’appartamento dell’uomo in un quartiere popolare della periferia pisana.
Assente il titolare dell’inchiesta, il pm della Dda di Firenze Eligio Paolini, al suo posto c’era il sostituto procuratore Giancarlo Dominijanni. Costituzione della parte civile attraverso il tutore della bimba, ammissione delle liste testi, incarico alla consulente per le trascrizioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche e rinvio a novembre per sentire i primi quattro testi dell’accusa.
La coppia, di 37 e 27 anni, è difesa dagli avvocati Niccolò Lombardi Sernesi e Letizia Merciai. L’avvocato Antonelli ha contestato l’acquisizione della registrazione fatta con il cellulare delle dichiarazioni della bimba da parte della mamma, dopo il fermo del vicino di casa, poi passata alla polizia.
«Vanno chiarite le modalità dell’acquisizione – ha sottolineato la legale –. All’epoca la madre era parte offesa, poi è stata indagata e ora è coimputata».
La tesi della difesa della mamma è quella di aver denunciato, dopo essersi accorta delle mutandine rovesciate della piccina una volta che era stata in casa dell’amico di famiglia, l’uomo conosciuto come spacciatore.
Per l’accusa i tre «esercitavano nei confronti della minore poteri corrispondenti a quelli del diritto di proprietà. Specificamente il padre e la madre vendevano la bambina allo spacciatore affinché questi ne abusasse sessualmente, previo ottenimento in corrispettivo di dosi di sostanza stupefacente e comunque mantenevano la minore in uno stato di soggezione continuativa costringendola a prestazioni sessuali». Il papà e la mamma avrebbero «violato consapevolmente i doveri di protezione e garanzia derivanti dal loro ruolo di esercenti la responsabilità genitoriale». Alla coppia sono stati tolti tutti i figli (il primo era solo della donna) di 11, 9, 7 e un anno. Il Tribunale di Firenze ha revocato ai genitori la patria potestà, avviando per i minori le pratiche per renderli adottabili. —
Pietro Barghigiani
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