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Pisa

i numeri 

Uno sgombero di 259 persone avvenuto nell’arco di sei mesi

S.C.

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PISA. In sei mesi sono spariti tutti. A marzo, nella città fantasma lasciata crescere in maniera incontrollata ad Oratoio, abitavano circa 250 rom. Ma ieri mattina, quando sono arrivate le ruspe azionate dall’amministrazione comunale a trazione leghista, la baraccopoli era in pratica già stata sgomberata.

Tutto intorno, un mare di rifiuti di ogni genere. Un accumulo seriale di materiali diversi. Legno, ferro, lamiere, ma anche eternit, vecchie gomme di auto, batterie, carcasse di elettrodomestici. Di tutto, di più. Ci vorranno mesi per cancellare quella che ora ha l’aspetto di una discarica abusiva. Nessuna protesta - allo sgombero erano presenti anche carabinieri, polizia e polizia municipale - visto che lo sgombero è stato preceduto dalla mediazione della Società della Salute. Il programma “Le città sottili”, varato nel 2002 per la chiusura dei campi nomadi e l’inserimento abitativo dei rom, in tanti anni non era riuscito a raggiungere questo obiettivo.

Dei 259 abitanti del campo, 113 minori erano minori. In 81 hanno stipulato contratti regolari di locazione in varie case che si trovano nella provincia, 74 sono ora ospitati da parenti, 49 sono rientrati in Macedonia, così hanno dichiarato agli operatori. I 18 che non avevano la residenza a Pisa sono tornati nei loro comuni di provenienza, mentre sono state 35 le persone che non hanno dichiarato la destinazione, stando ai dati che sono stati forniti dalla Società della salute.

Già ieri mattina tra i sindaci della provincia c’è stato chi si è messo in moto per capire cosa stava succedendo. In particolare la sindaca di Ponsacco, Francesca Brogi, nei mesi scorsi aveva chiesto alla prefettura di attivare un tavolo di confronto così da assumere la “regia” delle operazioni. Era prevedibile infatti che Pisa avrebbe mantenuto quanto promesso prima delle elezioni arrivando allo smantellamento del campo. È chiaro che da parte delle amministrazioni comunali c’è interesse a capire quali siano le destinazioni delle famiglie sfrattate. Dall’altra parte però la Società dellaSsalute pisana sta cercando di evitare polemiche sulla destinazione dei rom.

Come è successo in passato, alle famiglie è stato dato un incentivo per lasciare il campo. Si tratta di risorse assegnate alla Società della Salute per l’inclusione rom dalla precedente amministrazione, per un impegno triennale vincolato fino al 31 dicembre.

«Abbiamo quindi trasformato in intervento sociale positivo una somma destinata demagogicamente all’inclusione. Lasciar vivere queste persone in maniera abusiva in mezzo al fango e nelle baracche non poteva certo rappresentare niente né di inclusivo né di sociale», ha detto la presidente della Società della Salute, Gianna Gambaccini. Per i minori seguiti dai servizi della zona pisana e nei comuni limitrofi è stato inoltre predisposto il monitoraggio dell’iscrizione e della presenza scolastica. –

S.C.

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