Toscana
Caso Fulgencio, ancora negata la visita consolare in carcere
La Farnesina convoca l’ambasciatrice della Guinea Equatoriale in Italia. Lettera del ministro Moavero Milanesi per sollecitare l’incontro in prigione
PISA. L’arresto e la condanna a quasi 60 anni di carcere di Fulgencio Obiang Esono rischiano di provocare un incidente diplomatico tra Italia e Guinea Equatoriale. Il Paese africano nega la visita consolare in carcere per verificare le condizioni dell’ingegnere pisano di origini equatoguineane arrestato lo scorso settembre in Togo e, dopo l’estradizione in Guinea Equatoriale, condannato a 58 anni e 10 mesi di detenzione con l’accusa di aver partecipato all’organizzazione di un presunto colpo di Stato per rovesciare il potere che il presidente Obiang Nguema Mbasogo detiene da 40 anni.
Nonostante le ripetute richieste ed i solleciti della Farnesina, la visita consolare non è mai stata consentita. Nelle scorse settimane, il ministero degli Esteri ha convocato l’ambasciatrice della Guinea Equatoriale in Italia per esprimere il disappunto per le mancate autorizzazioni e per consegnare una lettera del ministro Enzo Moavero Milanesi con la quale è stata formalizzata «al massimo livello la richiesta di poter incontrare il detenuto». È quanto emerge da un’interrogazione al ministro presentata dagli onorevoli della Lega Edoardo Ziello, Eugenio Zoffili e Paolo Formentini per conoscere le condizioni dell’ingegnare 49enne, residente a Pisa da oltre 30 anni. «Il corrispondente consolare a Bata è in costante contatto con l’avvocato di Obiang Esono - sottolinea il sottosegretario agli Esteri, Ricardo Antonio Merlo rispondendo all’interrogazione -. Tuttavia, non ha ancora potuto effettuare la visita consolare. Nonostante i numerosi solleciti scritti della Farnesina e dell’ambasciata a Yaoundé e le numerose assicurazioni da parte dell’ambasciata della Guinea Equatoriale in Italia, il corrispondente consolare a Bata, più volte inviato al carcere e all’ufficio del procuratore generale, si è visto ripetutamente negare l’accesso al penitenziario». Nuovi solleciti sono stati formalizzati nelle scorse settimane, anche attraverso una lettera del ministro consegnata all’ambasciatrice equatoguineana in Italia. Un tentativo anche per cercare di fare piena luce su un caso non ancora del tutto chiarito.
«Il 26 novembre - ricostruisce il sottosegretario - i servizi di polizia giudiziaria togolesi hanno informato le autorità di polizia italiane che Obiang Esono era stato tratto in arresto in un hotel di Lomé il 19 settembre, in esecuzione di un mandato d’arresto emesso dalle autorità della Guinea Equatoriale, alle quali è stato consegnato in base all’accordo bilaterale di cooperazione in materia di polizia criminale tra i due Stati. Il 25 gennaio, l’ambasciata della Guinea Equatoriale a Roma, in risposta a tre note verbali del ministero degli Esteri, ha confermato della detenzione del connazionale in esecuzione di un mandato di ricerca e cattura del Tribunale di Bata a seguito del tentativo di colpo di Stato del dicembre 2017. A fronte della conferma dell’arresto, l’ambasciata a Yaoundé ha chiesto la collaborazione delle autorità guineane per lo svolgimento di una visita consolare per verificare le condizioni di salute e detenzione del connazionale. Parallelamente, il ministero ha sensibilizzato le autorità della Guinea Equatoriale sulla necessità di poter svolgere la visita consolare, come previsto dalla convenzione di Vienna del 1963».
Tentativi risultati vani a causa della resistente dello Stato africano a concedere l’ok al personale consolare italiano, che rischia anche di innescare uno scontro diplomatico tra i due Paesi.
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