Italia
Morto il gioielliere che uccise il rapinatore
Stroncato da un infarto a 72 anni: nel 2017 era avvenuto l’episodio che gli aveva segnato la vita
PISA. Quel terribile pomeriggio del 13 giugno 2017 la sua vita era cambiata. La tentata rapina alla gioielleria finì in tragedia per uno dei malviventi, colpito a morte dal gioielliere che sparò per legittima difesa. Gli altri due componenti della banda sono stati condannati. Ma i giorni per Daniele Ferretti, settantaduenne, residente a San Giuliano Terme, non sembrano passare mai. Il pensiero a quel pomeriggio, i processi, la decisione di chiudere il negozio per andare in pensione. Il primo a sparare era stato il rapinatore, ma Ferretti avrebbe voluto che le cose fossero andate diversamente. . Chi lo conosceva sa quanto fosse di carattere mite, una brava persona che la vita aveva già messo davanti a una prova difficile in famiglia con una figlia disabile, morta alcuni anni fa. E ieri pomeriggio se n’è andato anche lui, Daniele. Un infarto lo ha ucciso mentre era in casa con la moglie, Giuliana Malucchi, a San Giuliano Terme. Un grande dolore per la famiglia Ferretti.
L’ultima rapina aveva lasciato il segno su Ferretti: «Niente è come prima, ho fiducia nella giustizia, ma voglio solo godermi in pace la pensione con mia moglie», aveva raccontato al Tirreno, quattro mesi dopo quell’assalto, quando insieme alla moglie aveva preso la decisione di chiudere l’attività di via Battelli. «Una decisione alla quale pensavamo da tempo – aveva spiegato – e che purtroppo i tragici fatti hanno anticipato». In quell’occasione il gioielliere aveva spiegato che non se la sentiva più di andare avanti. Il suo stato d’animo era cambiato, voleva ritirarsi e godersi in pace la pensione insieme a mia moglie».
Il negozio era stato la sua vita. In 45 anni di attività insieme alla moglie avevano avuto tantissime soddisfazioni professionali. La sua attività, oltre ad essere un lavoro, era anche la sua passione. Ferretti si occupava, oltre che di gioielleria, anche di riparare orologi e occhiali. Dopo la tentata rapina tutta la città si era mossa in suo sostegno. Una vicinanza che per i coniugi Ferretti è stata importante, ma la sofferenza in questi anni non è mancata.
L’orefice e gioielliere aveva aperto il negozio di via Battelli nel lontano 1972. Fino agli inizi del Duemila era filato tutto liscio, poi la criminalità ha cominciato ad alzare il tiro anche a Pisa e l’oreficeria dei Ferretti era stata presa di mira parecchie volte. Solo chi subisce una rapina e un furto sa cosa si prova e Ferretti aveva più volte raccontato agli amici di essere stanco di trovarsi esposto a grandi rischi. Si era armato, ma forse non avrebbe mai immaginato di usare quella pistola per difendersi. Sicuramente non lo avrebbe voluto.
La notizia della morte del gioielliere ha suscitato grande commozione. In tanti si sono uniti al dolore della famiglia. I parenti più stretti abitano nel comune di Cascina e anche qui in serata la notizia ha cominciato a diffondersi –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
