Il Tirreno

Pisa

Progetto ambizioso ma abbandonato sin dal giorno dell’inaugurazione

Francesco Loi
Progetto ambizioso ma abbandonato sin dal giorno dell’inaugurazione

Il ruolo decisivo di Toscana Aeroporti tra dissidi ed interessi Un piano complessivo per riuscire a dare una svolta reale

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PISA. «Ancor prima che fosse finita la sua costruzione si era già trasformato in un peso. E pensare che era stato presentato come una grande opportunità, non solo per la città». Un attento osservatore di cose pisane etichetta così il People Mover. La moderna navetta aeroporto-stazione è diventato un macigno. Sotto vari punti di vista. È stato uno dei bersagli più facili usato dalla Lega per impallinare il centrosinistra alle elezioni comunali di un anno fa. Ma ora, così come per il suo predecessore Marco Filippeschi, anche per il sindaco Michele Conti rischia di essere un fardello per l’intera legislatura.

Era partito come il People Mover di tutti. Un vanto nell’ambito della modernità e della sostenibilità ambientale dei trasporti. Ma ben presto è diventato il People Mover di nessuno. Fonte d’imbarazzo sin dal giorno dell’inaugurazione, il 18 marzo di due anni fa. Quando al taglio del nastro, con l’allora ministro dei Trasporti Graziano Delrio, clamorosamente non si presentò alcun esponente di Toscana Aeroporti e nemmeno di Enac.

«Eppure erano stati proprio loro a volerlo», ha così puntato il dito contro Toscana Aeroporti la precedente giunta comunale. Il problema è che quella che aveva chiesto ed ottenuto il People Mover (e relativi aiuti comunitari) era la società del Galilei quando era a maggioranza pubblica. Quella a maggioranza privata (Corporacion America) si è trovata la navetta e da subito non l’ha gradita. «Troppo scomoda, è più un disservizio che un servizio soprattutto per i passeggeri aeroportuali con bagagli», in sostanza la replica della società. Che poi guadagnasse buoni soldi attraverso gli accordi con le compagnie private dei bus Pisa-Firenze è un altro aspetto (non secondario).

Di sicuro per tanti viaggiatori, ben oltre la quota prevista, prendere il pullman e scendere davanti all’aeroporto è diventata nel tempo la scelta più comoda. E forse quando è stato progetto il sistema, certi aspetti sono stati sottovalutati. Ma qui, ecco il punto, sono cominciati i guai per i bilanci della Pisamover, con la navetta “dribblata” dagli autobus privati.

Ne è scaturita la “guerra dei bus”, con le ordinanze di Filippeschi e le pattuglie della Municipale a bloccare i pullman, obbligandoli ad usare i parcheggi scambiatori della Pisamover (con ticket navetta), altrimenti vuoti. Conseguenza, rapporti pessimi con Toscana Aeroporti e duello affidato ai tribunali. La parziale retromarcia di Conti (con permesso accordato ad un’unica compagnia dei bus di arrivare davanti all’aeroporto) ha calmato le acque, ma di sicuro non sistema da sola i bilanci della Pisamover, arrestando il rischio di ripercussioni, in ultima battuta, sulle casse comunali (i soldi dei pisani).

Anche l’aumento del biglietto della corsa occasionale a 5 euro non può essere la soluzione, come dimostrano già le prime reazioni del mercato.

Da mesi l’amministrazione comunale tratta, nelle vesti di mediatore, con Toscana Aeroporti e la Pisamover Spa per far entrare la società aeroportuale nella gestione della navetta e dei parcheggi. «Solo se il People Mover torna ad essere veramente parte di Toscana Aeroporti si possono delineare gli orizzonti di un meccanismo che funziona e diventa sostenibile», dice ancora l’attento osservatore di cose pisane.

Certo che i punti interrogativi restano tanti. Quando apriranno davvero i cantieri per l’ampliamento del terminal del Galilei, lavori promessi ed annunciati più volte? Le incertezze sui finanziamenti pubblici destinati al potenziamento di Peretola continueranno ad avere riflessi su Pisa? Il segno meno sul numero dei passeggeri al Galilei nei primi sei mesi dell’anno è stato un altro campanello d’allarme. Le partite in primo piano sono decisive per il sistema aeroportuale toscano. Ora la posizione del People Mover assomiglia ad un vaso di coccio tra vasi di ferro. —

Francesco Loi

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