Il Tirreno

Pisa

lutto alla folgore 

Muore a 28 anni paracadutista nello schianto con la sua moto

Muore a 28 anni paracadutista nello schianto con la sua moto

Il decesso è stato istantaneo dopo l’impatto con un’auto su una semicurva. Nel 2018 aveva partecipato a una missione in Libano. Il dolore dei commilitoni

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PISA. Folgore segnata da un lutto che lascia senza parole per la morte del primo caporal maggiore Antonio Cadoni, 28 anni, in un incidente stradale avvenuto sulle strade di casa in provincia di Alghero. Era tornato per passare le vacanze in famiglia e andare in giro con la sua Kawasaki.. Lo schianto in moto contro un’auto è avvenuto domenica. Ieri pomeriggio l’ultimo saluto per il 28enne che dal 2014 aveva scelto Pisa come sua seconda città dove era paracadutista della Folgore. Sconvolti i commilitoni del reggimento in cui prestava servizio la vittima della strada. In tanti sono partiti da Pisa per andare nella chiesa di Alghero e salutare con un picchetto d’onore l’amico.

Descritto come un soldato esemplare, il suo comportamento è stato definito sempre irreprensibile. Era un ragazzo d’oro, preciso, meticoloso, innamorato della vita militare. Si era arruolato come volontario subito dopo il diploma di elettrotecnico alle Industriali. Sognava di entrare nei parà, e con determinazione era approdato al reggimento logistico della Folgore di Pisa. Viveva in caserma, in carrozzeria si occupava della manutenzione dei mezzi su ruota. Ma se aveva scelto un reparto così esclusivo e duro, è perché amava anche l’azione e l’adrenalina. Nel 2018 aveva partecipato alla missione in Libano. Al ritorno era stato elogiato. Antonio Cadoni si era distinto e aveva ricevuto un riconoscimento formale al suo valore di soldato».

Appena andava in licenza Cadoni prendeva un aereo e ritornava ad Alghero. Smetteva i panni del parà, ma non la mimetica. Infatti l’appuntamento con i suoi amici della Lethal Caliber soft air, con i quali condivideva la passione per la guerra simulata, era fisso. «Uno di noi! – lo salutano su Fb –. La squadra dei Lethal tutta piange per la scomparsa del nostro fratello. Il vuoto che sentiamo dentro è incolmabile. Ti ricorderemo ogni volta che guarderemo il cielo». Domenica invece aveva scelto di fare una gita con la sua Kawasaki. «Amava i motori – racconta Maurizio – conoscevo Antonio da ragazzino. Le moto erano una passione in comune. Abbiamo studiato insieme. Ogni tanto lo vedevo girare ad Alghero con una Punto Abarth: nuova, fiammante, nera, con le strisce rosse. La teneva sempre in ordine e pulita: rispecchiava il suo carattere. Quella vettura era come lui». Nella passeggiata sull’Alghero-Bosa lo accompagnava un amico. Antonio Cadoni davanti, l’altro dietro. Hanno superato alcune auto, domenica la strada era trafficata. Al chilometro 3 c’è una semicurva, non particolarmente insidiosa, facilmente addomesticabile con una lieve piega. Ma le ruote hanno perso aderenza, e non per la particolare velocità, stando alla ricostruzione della polizia stradale. —

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