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Sedicenne in coma per droga: tunisino in cella
I carabinieri gli contestano la cessione della dose che ha provocato il malore alla studentessa. La mamma: ora non esca subito
pisa. Sei giorni di indagini alternando il sistema degli informatori e quello tecnologico di telecamere e cellulari sotto controllo. E il risultato è arrivato ieri pomeriggio. I carabinieri del nucleo investigativo e del radiomobile hanno sottoposto al fermo di indiziato di delitto un tunisino di 29 anni, Ahmed Nousaier, in regola con il permesso di soggiorno, senza un’occupazione stabile e collezionista di denunce per spaccio.
È accusato di aver dato la dose di cocaina alla sedicenne che da domenica mattina si trova ricoverata in rianimazione a Cisanello dopo essersi sentita male qualche ora prima.
Fatale il mix di alcol e droga consumato con due amiche maggiorenni che, al contrario della studentessa, sono riuscite a vomitare dopo aver accusato una forte nausea pochi minuti dopo aver ingerito la sostanza stupefacente.
Per il tunisino il fermo disposto dal magistrato di turno Fabio Pelosi riguarda i reati di spaccio e lesioni come conseguenza di altro delitto. Tra lunedì e martedì è in programma l’udienza di convalida davanti al gip.
Da ieri pomeriggio l’immigrato, conosciuto in zona per i suoi giri borderline, si trova in una cella del Don Bosco.
Secondo i carabinieri è lui il responsabile della cessione dello stupefacente (un miscuglio di eroina e cocaina), avvenuta notte tra il 10 e l’11 agosto a una ragazza minorenne che si trova ricoverata in rianimazione a Cisanello. È fuori pericolo di vita, ma le conseguenze per l’ipossia cui è stata vittima non sono ancora scongiurate. Non si è trattato di un’overdose. La sedicenne dopo aver sniffato si era assopita e anziché vomitare come le due amiche a causa del malore, il rigurgito le era finito nei polmoni.
«Le risultanze investigative hanno permesso di identificare il responsabile, attraverso i circuiti di videosorveglianza cittadina, le testimonianze, l’analisi dei flussi telematici e un’approfondita e intensa osservazione dei fenomeni connessi allo spaccio nelle zone più critiche del centro cittadino» spiega in una nota il comando dei carabinieri.
Fin dalle prime ore dell’intervento sui lungarni, dove le tre ragazze avevano passato la serata, i militari si erano fatti un’idea sull’ambiente in cui era maturata la cessione della droga.
Conosciuto il contesto e individuati i primi sospetti, si trattava di mettere insieme tutti gli elementi utili a chiedere almeno un fermo da sottoporre alla valutazione del giudice delle indagini preliminari.
Ieri mattina è arrivata la stretta finale dopo aver considerato gli esiti delle intercettazioni e i riscontri ottenuti nel giro dei pusher tra piazza delle Vettovaglie e il reticolo di vicoli a ridosso dei lungarni. Nel pomeriggio il magistrato ha firmato il decreto che ora passa all’ufficio gip.
La mamma della studentessa da domenica mattina vive in ospedale. Appresa la notizia commenta con un minimo di sollievo: «Speriamo che non esca già domani e che al processo gli diano una pena adeguata. Non c’è solo lo spaccio. C’è una ragazza finita in coma». —
Pietro Barghigiani
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