Il Tirreno

Pisa

Storica profumeria chiude i battenti dopo 135 anni di orgogliosa attività

Carlo Venturini
Lo storico negozio
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Lo storico negozio

La titolare spiega i motivi: «Le catene hanno ormai sopraffatto i negozi tradizionali ma è anche cambiata la zona, qui non ci sono più le famiglie»

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PISA. Quando la cipria si vendeva a grammi ed i profumieri creavano pozioni miracolose all’olio di ricino per i capelli. La famiglia Bini di via Oberdan ha chiuso quell’attività che li vide pionieri nella Pisa del 1884 nel settore dei profumi e delle creme cosmetiche sia da donna che da uomo, avvezzo già allora a tingersi i capelli ed a combattere la calvizie. Paola Bini è la diretta discendente di quell’Attilio, suo bisnonno, che nel 1905 inventò l’Acqua Iris, una pozione miracolosa per i capelli. Ci incontra per un caffè, a pochi metri dalla profumeria di famiglia, e tira fuori un cofanetto della memoria, una sorta di giostra che gira al contrario con foto a colori che diventano in bianco e nero. Tra queste c’è quella del premio medaglia d’oro ricevuta da Attilio all’Esposizione internazionale di Firenze nel 1905. Nel diploma si legge che “l’Acqua Iris composta con mallo di noce e olio di ricino è meravigliosa a ridonare il primitivo colore ai capelli e che non contiene nitrato d’argento e sali nocivi che si rinvengono in altri preparati”. Il prodotto funzionò alla grande.

Fare il profumiere a quell’epoca ed anche dopo la seconda guerra mondiale era un po’ come fare il farmacista, era un lavoro di fiducia e la fiducia andava conquistata. «Quando cessò la guerra, le persone avevano voglia di ripartire e di ripartire prendendosi cura di sé, del proprio corpo e del proprio aspetto, ed il profumiere era una persona di fiducia che sapeva cosa proporre ai clienti per farli sentire meglio, più a loro agio, si trattasse di un profumo francese o americano, di una crema per la pelle o un dopobarba lenitivo», dice Paola che è entrata a lavorare nel negozio a 20 anni. «Ma in realtà ho sempre vissuto lì dentro con mio padre Alberto, mia mamma Maria Grazia che ancora oggi a 77 anni è da considerarsi un pilastro. Ed ascoltavo da bambina i miei genitori con i loro clienti. Conoscevo il mestiere ancora prima di farlo». Paola sapeva quando sarebbe arrivato il profumo americano Charlie o il Giorgio di Beverly Hills, «anche se i profumi francesi erano i migliori e si prendevano a Viareggio o Livorno».

Negli anni Novanta però inizia un lento ed inesorabile declino delle profumerie, scavalcate dalle catene. «Qui in Borgo stretto aprì la Limoni. Facevano sconti e regali. Noi non le stavamo dietro e pensate che mio nonno era amicissimo proprio del fondatore e cioè Guarino Limoni. E poi venne la Gardenia e dopo ancora la Douglas che ha mangiato tutti», dice Paola. Secondo lei però la crisi del commercio storico e della sua attività non è colpa solo del mercato, bensì ci sono aspetti sociologici meno eclatanti, ma altrettanto dirompenti. E sembrerebbe anche del tutto inesorabili, se l’amministrazione comunale non interviene ricreando un tessuto sociale sostenibile. «Non ci sono più famiglie - riprende Paola - e lo dico non solo da commerciante, ma anche da residente. Sembro una sopravvissuta qui nel quartiere. Ci sono solo studenti e turisti low cost. Ci hanno portato via il mercato settimanale da piazza San Paolo all’Orto e da via San Francesco. Il centro storico dalla Stazione a Borgo Stretto sta veramente morendo. Si vedono solo bar, pub, negozi di telefonini, fotocopisterie e catene di abbigliamento dozzinale». Ed è in crisi anche il mercato ortofrutticolo di piazza Sant’Omobono e di piazza delle Vettovaglie dove sono rimasti solo cinque banchi di frutta. «Che qualcosa stesse cambiando in peggio ce ne siamo accorti dalla chiusura del negozio di abbigliamento classico inglese “Tagiuri” - ricorda Paola - ed infatti dopo quella chiusura ne seguirono altre in Corso Italia, come se ci fosse un morbo che si è propagato in Borgo Stretto». Al posto della profumeria Bini aprirà un’attività di abbigliamento. «No, noi non riapriremo da un’altra parte - dice con orgoglio Paola -. Quell’attività di profumeria è di generazione della nostra famiglia. I nostri figli hanno preso strade diverse e quindi è bene sia così». 


 

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