Il Tirreno

Pisa

Infiltrazioni mafiose, il prefetto chiede prevenzione e attenti monitoraggi

Cristiano Marcacci
Il prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo
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Il prefetto di Pisa Giuseppe Castaldo

L’allarme: capitali di provenienza illecita reinvestiti con l’aiuto di qualificati notai, commercialisti e imprenditori

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PISA. Pisa e la sua provincia sono ad elevato rischio d’infiltrazione mafiosa. Lo dice la relazione semestrale della Dia di Firenze, secondo cui la città della Torre e gli altri centri rappresentano la terza provincia nella classifica del gradimento da parte della criminalità organizzata. Peggio di quella pisana sono messe Lucca e Arezzo, mentre dietro ci sono nell’ordine Livorno, Pistoia e Prato.

«Pur non essendo annoverata tra le aree a tradizionale presenza mafiosa – si legge nel rapporto – la Toscana costituisce un potenziale territorio di “espansione” per le mire criminali, dove reinvestire i capitali di provenienza illecita. In questo ambito territoriale emerge l’elevata capacità della criminalità organizzata ad agire sottotraccia, favorita, se del caso, dal supporto di qualificati professionisti locali, quali imprenditori ma anche notai e commercialisti. Ci sono inoltre segnali di una consolidata presenza di gruppi criminali stranieri, cinesi in particolare ma anche albanesi, romeni e centro/nordafricani che operano, con metodologia assimilabile a quella delle organizzazioni di stampo mafioso, a volte in collaborazione con soggetti criminali di nazionalità italiana».

Attualmente, sono in corso le procedure per la gestione di ben 367 immobili confiscati, mentre altri 135 sono già stati destinati. Risultano poi in corso le procedure per la gestione di 50 aziende, mentre due sono state già destinate. Alberghi, ristoranti, attività immobiliari, commercio all’ingrosso, costruzioni, attività manifatturiere ed edili, terreni agricoli, appartamenti, ville, fabbricati industriali, negozi, sono solo alcune delle tipologie di beni sottratti alle mafie in Toscana. Il maggior quantitativo è appunto nelle province di Lucca, Arezzo e Pisa. Sale, dunque, l’allerta. Anche a Palazzo Medici, sede della prefettura pisana. Alla luce di quanto riferito dalla Dia fiorentina, il prefetto Giuseppe Castaldo, proveniente da Siracusa e con alle spalle anche la funzione di commissario al Comune di Reggio Calabria sciolto per mafia, ha drizzato le antenne e ha deciso di premere l’acceleratore sul fronte della prevenzione.

Nei giorni scorsi Castaldo ha preso carta e penna e ha inviato una circolare a tutte le amministrazioni comunali della provincia, sia per segnalare le più recenti novità in tema di legislazione antimafia sia per evidenziare l’importanza di rafforzare la rete di tutti gli operatori attivi nel sistema della prevenzione. Il documento a firma del prefetto, nel rimarcare la valenza strategica della documentazione antimafia, vuole essere da spinta a rafforzare le attività di monitoraggio e controllo finalizzate a prevenire e contrastare possibili interferenze illecite nel circuito economico.

Ciò non solo per i contratti con la pubblica amministrazione o le concessioni e sovvenzioni pubbliche ma anche con riguardo alle attività economiche per il cui esercizio siano richieste autorizzazioni, abilitazioni o anche la segnalazione certificata di inizio attività (la cosiddetta Scia). «Occorre mantenere costantemente elevati – afferma il prefetto Giuseppe Castaldo – i livelli di attenzione e utilizzare le potenzialità di tutti gli strumenti di tutela anticipata disponibili, a salvaguardia della concorrenza e della liberà di impresa». All’approfondimento del tema sarà infine dedicata una prossima riunione della Conferenza permanente provinciale che si riunisce periodicamente in prefettura.

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