Gioco
Piano di recupero del Santa Chiara Il sindaco: incontro la nuova proprietà
Conti: partita delicata per la città, tavolo con Inso e Regione Da capire se il progetto Chipperfield sia ancora attuale
PISA. «Ok, tutti contenti perché si è sbloccato finalmente il maxi-appalto per completare l’ospedale di Cisanello. Ma la grande partita, per la città, è quella del Santa Chiara. Cosa facciamo dell’antico ospedale? E il piano di recupero Chipperfield, dopo tutti questi anni, è ancora completamente attuale?». Questi, in sostanza, i ragionamenti all’ordine del giorno dentro Palazzo Gambacorti dopo la sentenza del Consiglio di Stato sull’appalto del “nuovo Santa Chiara” che ha concluso l’iter dei tribunali amministrativi (favorevole alla società Inso) sbloccando i lavori a Cisanello che partiranno a settembre, come annunciato dalla Regione. Pisa vedrà dunque finalmente trasferire in quell’area anche le specialità mediche ancora oggi attive nel vecchio Santa Chiara.
«L’Azienda ospedaliero-universitaria pisana diventerà, se possibile, ancor di più quel punto di riferimento per la sanità a cui già si rivolgono moltissimi cittadini di Pisa, di tutta la regione, di tutta Italia”, dice il sindaco Michele Conti. Che poi però fa notare: «Questa notizia apre anche un altro fronte, quello del recupero di una delle aree più prestigiose e delicate della città, quella appunto del Santa Chiara, a ridosso dell’area monumentale di Piazza dei Miracoli. Chiederò un incontro alla Regione ed ai professionisti dell’impresa che si è aggiudicata il bando per capire se a distanza di quasi dieci anni dal piano Chipperfield ci siano degli elementi da rivedere, da aggiornare, da migliorare per uno sviluppo virtuoso di quella porzione strategica della città».
Quindi il punto centrale: «Non c’è dubbio che quella del Santa Chiara sarà la partita urbanistica più importante che si giocherà a Pisa nei prossimi anni e su questa, come sulle altre questioni urbanistiche, il Comune di Pisa - sottolinea Conti - ha competenza e vuol giocare il proprio ruolo fino in fondo».
Va detto che la questione recupero Santa Chiara non sarà questione di mesi, ma di anni. E non pochi. Prima deve essere completato il trasferimento al polo ospedaliero di Cisanello. Poi Inso dovrà commercializzare (o farà commercializzare) le aree. È anche vero però che la definizione delle destinazioni di immobili e spazi partirà molto prima. Seguendo tutto il piano Chipperfield, solo in parte o sconfessandolo? Questa è la partita. Peraltro dal luglio 2013, con atto di giunta, il progetto dell’architetto inglese (che aveva vinto nel 2007 un concorso di idee internazionale) è entrato negli strumenti urbanistici comunali. Cosa dice il piano? Chipperfield ha indicato le linee, mentre i dettagli dovranno essere specificati al momento di definire la progettazione delle cosiddette Umi, ovvero le dieci unità minime d’intervento in cui è ripartita tutta l’area del Santa Chiara (oltre dieci ettari). La Sovrintendenza ha da tempo predisposto 21 schede con le prescrizioni per il recupero di tutti i fabbricati che fanno parte del piano e che sono dichiarati beni d’interesse storico-artistico.
Una destinazione generica, comunque, il progetto Chipperfield l’ha individuata. Ad esempio, riguardo alle tre unità minime che si affacciano sulla piazza del Duomo, per la Umi 1, nella parte dell’ex obitorio, è prevista una destinazione commerciale, quella che potrebbe accogliere le bancarelle. Attività ricettive di pregio sono previste invece nella Umi 3, mentre la numero 4 (che occupa il nucleo centrale risalente al 1300) sarà destinata a servizi d’interesse generale. E al posto dell’ex clinica chirurgica, in un edificio del primo Novecento, potrebbe essere costruito un grande albergo. Valore complessivo del Santa Chiara? Alcune stime indicano in 135 milioni di euro il valore di mercato recuperabile dalla vendita dei ventuno edifici all’interno del complesso ospedaliero e da altri immobili come i Trovatelli (venduti al gruppo Madonna ed a Gennaro Gattuso) ed i palazzi di Asl e Aoup di via Zamenhof. —
Francesco Loi
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