La manifestazione
Dimenticarono garza nell’addome, ora devono risarcire l’azienda ospedaliera
La Corte dei conti impone a tre medici e a una ferrista la restituzione dell’importo versato dall’Azienda ospedaliera al paziente operato due volte
PISA. Per nove mesi ha avuto nel suo addome un’inquilina a sua insaputa. Non era una gravidanza. Né una presenza silente. Anzi. Le sofferenze con dolori come spade infilzate nella pancia, all’apparenza senza motivo, alla fine trovarono una spiegazione. Nel corso di un intervento alla prostata era stata dimenticata una garza di 10x10 cm.. Il paziente fu costretto a operarsi di nuovo per la rimozione del corpo estraneo. E poi fece causa all’ospedale che lo risarcì con 12mila euro. L’Aoup segnalò come prassi l’episodio alla Corte dei conti che ora ha imposto a tre medici e a una strumentista di rimborsare all’ospedale il costo di un risarcimento ritenuto doveroso anche dalla consulenza del medico legale incarico dall’Azienda ospedaliera.
Si tratta del primo operatore, il dottor Paolo Casale; il secondo dottor Renato Felipetto; il terzo, il dottor Marcello Cosci o Di Coscio; il quarto, la strumentista dottoressa Debora Di Rocca. A parte Felipetto gli altri sono stati ammessi al rito abbreviato. Per il medico, giudicato in contumacia, è arrivato il giudizio ordinario con la condanna a pagare 3mila euro all’Aoup.
La storia inizia con un intervento di prostatectomia il 23 marzo 2004 nel reparto di Urologia 2. Dopo le dimissioni dall’ospedale il paziente iniziò a stare male. Decise di fare alcuni accertamenti tra cui un esame urografico che mostrò la presenza di un corpo estraneo. Un piccolo mistero risolto il 14 dicembre dello stesso anno: quella macchia oscura che si vedeva nelle radiografie era una garza.
«È evidente che, nel caso di specie, la verifica verbale tra operatore e strumentista è stata omessa o non è stata eseguita con il dovuto scrupolo – scrive la Corte dei conti - causando un errore grossolano determinato dall’omissione o dalla trascuratezza nell’esercizio di un’attività che non presenta particolari difficoltà, ma che costituisce una procedura di routine che richiede soltanto l’esercizio della normale diligenza».
Nel 2004 non c’erano linee guida sul punto che arriveranno solo nel 2008. Ma «la mancanza di protocolli all’epoca dei fatti non esime da responsabilità in quanto la dimenticanza di una garza nel corpo del paziente costituisce evento largamente prevedibile e prevenibile. Sussiste, quindi, l’elemento soggettivo della colpa grave che, in campo medico, si verifica qualora si siano verificati errori non scusabili per la loro grossolanità o l’assenza delle cognizioni fondamentali attinenti alla professione o il difetto di quel minimo di perizia tecnica o vi sia stata ogni altra imprudenza che dimostri superficialità e disinteresse per i beni primari affidati alla cura dei sanitari». —
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