Il dolore
Il rapporto Irpet sulla costa toscana: "Il deficit infrastrutturale rallenta la crescita"
Rossi: «Ho detto e ridetto il problema a tutti i ministri degli ultimi dieci anni. Occorre un intervento da parte dello Stato». Confindustria e Camera di Commercio lanciano un appello
Pisa. È Pisa la maggiore beneficiaria dei 3 miliardi di investimenti avviati o programmati dalla Regione a favore della costa Toscana. Dei 2mila posti di lavoro già generati da queste risorse una buona parte sono stati intercettati dalla città delle Torre pendente e dalla sua provincia. Non a caso insieme a Orbetello e Grosseto è l’unica realtà costiera ad avere tassi di occupazione superiori al resto della regione. Ma i dati presentati ieri dall’Irpet, l’Istituto regionale per la programmazione economica toscana, non sono tutto rose e fiori. La ripresa rischia di scontrarsi con le carenze infrastrutturali che si trascinano da anni.
Un freno a un’area che l’Irpet stessa indica come modello di sviluppo per tutta la costa. «Il terziario avanzato e con funzioni di elevata specializzazione ed alto potenziale di innovazione, come quello presente nell'area metropolitana di Pisa e Livorno, può essere la leva in grado di contribuire significativamente a colmare il divario di posti di lavoro tra costa e Toscana centrale», ha dichiarato ieri Stefano Casini Benvenuti, durante la presentazione del rapporto nella sede della Provincia. Ma il direttore dell’Irpet ha aggiunto anche che «la logistica è la scommessa principale per il rilancio dell’economia della costa», raccogliendo il consenso dei rappresentanti dei settori economici presenti al centro Maccarrone.
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«Il tavolo di lavoro convocato per il patto per lo sviluppo è stata un’importante momento di riflessione per rilanciare il brand “Costa Toscana”, ma poi dobbiamo fare i conti con gravissime carenze infrastrutturali», è stato il commento del presidente di Confindustria Pisa Patrizia Pacini. «Il nostro è un territorio chiave per tutta la costa e per tutta la regione – ha aggiunto la numero uno degli industriali pisani –, ma paghiamo soprattutto l’inadeguatezza della rete ferroviaria. Anche organizzare un incontro di Confindustria diventa un problema. Ogni volta mi sento dire: “A Pisa si può arrivare solo in macchina, facciamo l’incontro a Firenze”. Questo solo per sottolineare come la presenza di infrastrutture moderne ed efficienti sia una condizione essenziale per il territorio».
Sulla stessa linea anche Valter Tamburini della Camera di commercio, che ha sottolinea come il problema non si limiti a treni ma riguardi anche le strade: «Linee ferroviarie moderne e il completamento della Tirrenica sono opere fondamentali, ma per un settore chiave come, ad esempio, il turismo serve anche la viabilità minore. Per sviluppare le attività turistiche, tanto sulla costa quanto nell’interno, occorre migliorare la viabilità minore o, quanto meno, metterla il prima possibile in sicurezza».
E se il presidente della Regione Enrico Rossi ha ricordato come «sia lo Stato a dover intervenire» e come abbia «ribadito il problema a tutti i ministri delle infrastrutture degli ultimi 10 anni», il presidente della Provincia, Massimiliano Angori, ha sottolineato come proprio grazie all’aiuto dell’ente regionale «siano possibili gli interventi su ponti, come quello di Lugnano, e viadotti in cantiere in questi giorni. Il tutto mentre si registra l’assenza del governo».
«Senza infrastrutture adeguate la Toscana non può viaggiare tutta assieme e solo con una Toscana che viaggia tutta alla stessa velocità possiamo competere con le altre regioni d’Europa – ha concluso il consigliere regionale Antonio Mazzeo –. Occorre un intervento sulle infrastrutture e i 2mila posti di lavoro recuperati grazie all’impegno della Regione dimostrano come gli investimenti pubblici rappresentino una risorsa fondamentale in tempi di crisi».—
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