Sicurezza
«Il clima cambia, ma c’è chi lo nega Chiediamoci però in base a che cosa»
L’opinione di un attivista di Friday For Future che chiama in causa anche i media
l’intervento
In tutta Europa e nel mondo si stanno sviluppando movimenti ecologisti, che chiedono un intervento serio da parte del mondo economico e politico per azzerare al più presto le emissioni di gas serra e fermare il cambiamento climatico.
Eppure, ancora, i mezzi di informazione e la politica trattano la questione climatica come un tema su cui ogni opinione merita spazio: si vedono spesso sui giornali articoli dedicati all’emergenza climatica impaginati accanto ad articoli in cui qualche “scienziato” nega il riscaldamento globale.
E sembrerebbe pure giusto, in fin dei conti la scienza è democratica, tutti possono esprimere le proprie tesi senza pregiudizi. Peccato non sia così semplice!
Quando si dice che la scienza è democratica infatti, non si intende né che ognuno ha il diritto di esprimere un’opinione, né che tutte le opinioni sono uguali: hanno pari dignità solo le tesi supportate da innumerevoli dati sperimentali, raccolti grazie al finanziamento di enti terzi che non hanno conflitti d’interesse, e condivise da un numero significativo di scienziati.
Recentemente il Prof. Buizza della Scuola Sant’Anna ha lanciato un appello, firmato da oltre 300 scienziati, nel quale si chiede l’azzeramento delle emissioni di gas serra entro il 2050, suffragando le proprie tesi con decine e decine di lavori scientifici.
Dall’altra parte è stata presentata un'altra petizione, firmata da nomi “autorevoli”, che nega l’emergenza climatica e il ruolo dell’uomo tra le cause del cambiamento climatico: nella petizione non è indicata nessuna fonte scientifica, a parte uno studio finanziato dall’industria del carbone. Il confronto è impietoso, il lavoro del professor Buizza è serio e scientifico, mentre i negazionisti non sono neanche in grado di presentare dei dati a sostegno delle loro posizioni.
Purtroppo però questo non viene quasi mai messo in risalto sui mezzi di informazione, dai giornali alle tv, come non viene messo in risalto come i negazionisti del cambiamento climatico siano una minoranza insignificante della comunità scientifica, appena il 2% dei climatologi, e come questa minoranza sia composta in prevalenza da scienziati scarsamente affidabili e spesso in conflitto d’interesse.
È vero che i media non possono, per necessità, presentare lo stesso grado di approfondimento di una rivista scientifica, ma proprio per questo sarebbe il caso che giornali e televisioni evitassero di lasciare spazio a tesi non suffragate dai fatti, dando loro la stessa visibilità che riservano a studi condotti con serietà, impegno e sacrificio da persone preparate e che hanno spesso dedicato allo studio tutta la loro vita. Perché fare diversamente non significa solo sminuire chi svolge le proprie ricerche con dedizione e percorrendo il sentiero difficile che il metodo scientifico impone, ma significa soprattutto rendersi complici di chi sta portando il mondo alla catastrofe, indebolendo agli occhi delle persone delle posizioni e delle tesi la cui conseguenza pratica non può essere che l’azione immediata per fermare le emissioni. —
Stefano Cusumano
Fridays for Future Pisa
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