Il Tirreno

Pisa

Ferrara: per ritornare sulla Luna servirebbe una 2ª guerra fredda

Giuseppe Boi
Ferrara: per ritornare sulla Luna servirebbe una 2ª guerra fredda

Il cosmologo della Normale: «Oggi non c’è più la spinta economica e politica degli anni ‘60 In più l’uomo è fragile e i rischi spaziali alti. Il futuro sono i robot con intelligenza artificiale» 

3 MINUTI DI LETTURA





L’intervista

Ogni giorno nello spazio, ma virtualmente. La luna è lì, a due passi. Marte è più distante, ma non irraggiungibile. E partire da Pisa per esplorare il cosmo è quotidianità. Dimenticate però razzi, tutte spaziali e countdown: «L’esplorazione spaziale si fa da remoto, davanti a un computer e con dati che arrivano da satelliti e telescopi spaziali». A fare il punto dello stato della ricerca nello spazio è Andrea Ferrara, docente di astrofisica e cosmologia alla Normale.

Cinquanta anni fa il primo uomo sulla luna. Quindi altre 5 missioni Apollo che hanno portato a 12 gli astronauti che hanno camminato sul nostro satellite. Poi lo stop. Niente più allunaggi e un fiorire di teorie complottistiche, sebbene gran parte della tecnologia usate allora sia alla base dell’attuale modernità, compresi gli smartphone usati da chi nega che la bandiera degli Stati Uniti sia stata piantata nel Mare della Tranquillità.

Ma perché l’uomo non è più tornato sulla luna?

«Si è persa la spinta pionieristica degli inizi ed è venuto a mancare l’interesse economico e, soprattutto, politico. In più l’evoluzione tecnologica di proseguire la ricerca scientifica senza che l’uomo affronti missioni tanto epiche, quanto estremamente pericolose».

La “conquista” della luna è dunque legata a doppio filo alla sfida e contrapposizione tra Usa e Urss?

«Le premesse di quelli anni e la nuova alba di kennediana memoria si sono smorzate. Paradossalmente, se scoppiasse una nuova guerra fredda ripartirebbe anche la colonizzazione umana della luna e dello spazio. Del resto in appena 8 anni siamo passati dal volo di Jurij Gagarin (il primo uomo nella spazio nel 1961, ndr) all’allunaggio (il 20 luglio del 1968, ndr)».

Eppure quello di Armstrong è stato un “grande passo per l’umanità” e in particolare per la scienza.

«Assolutamente sì. Il materiale raccolto sulla Luna ha consentito una svolta scientifica. Se oggi conosciamo la composizione dei materiali lunari e sappiamo di più su come si è formato il sistema solare è proprio grazie alle missioni Apollo».

Se le esplorazioni spaziali sono così importanti per la scienza, perché non tornare sul nostro satellite?

«È anzitutto una questione economica: mandare un uomo in un altro pianeta ha costi enormi. Ma la scienza non si è certo fermata»

Vale a dire?

«Noi andiamo tutti i giorni nello spazio grazie alla tecnologia come telescopi, satelliti, dati inviati dalle sonde spaziali».

Così, però, non si perde l’elemento umano?

«Al contrario: salviamo delle vite umane».

In che senso?

«L’uomo è fragile, fragilissimo. Viaggiare nello spazio comporta rischi enormi: assenza di gravità, radiazioni e asteroidi rappresentano un pericolo enorme».

Quindi l’era delle esplorazione si può dire finita?

«No, anzi penso che riprenderà. Uno dei problemi del futuro sarà reperire dei minerali, come il litio e l’europio, che si trovano invece in quantità sugli asteroidi. Ma penso che sarà più logico, sicuro e, perché no, economico usare dei robot dotati di intelligenza artificiale. La sfida è questa». —

Giuseppe Boi

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa