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Pisa

toghe nel caos 

Avvocati, l’ovazione dell’assemblea alla richiesta di elezioni

P.B.
Avvocati, l’ovazione dell’assemblea alla richiesta di elezioni

Nei numerosi interventi la maggioranza degli iscritti ha criticato il sistema che ha portato all’attuale vertice e chiesto di azzerare tutto 

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pisa. Quando alla fine del suo intervento, critico su quello che è avvenuto al vertice del consiglio dell’Ordine, l’avvocato Giovanni Berti Mantellassi (eletto e poi dimissionario dal consiglio direttivo, ndr) ha invocato la necessità di andare a nuove elezioni l’assemblea ha risposto con un boato di approvazione.

Palazzo dei Congressi, avvocati in assemblea in un clima più caldo della temperatura esterna.

Platea numerosa e convinta di partecipare a un momento cruciale per la vita della categoria già ammaccata per un’immagine poco edificante con la contestata elezione del presidente Stefano Pulidori (260 voti) a svantaggio della collega Agnese Bertini che aveva raccolto 445 consensi. E poi l’ineggibilità (Pulidori e Valentina De Giorgi, segretario dell’Ordine) per i due mandati consecutivi sancita anche dalla Corte Costituzionale, ma con una sentenza che non rende retroattivo il principio.

Quindi formalmente possono stare al loro posto. La persusione morale per ora non ha funzionato a Pisa.

Solo che è stato fatto notare che in altri Ordini toscani con candidati nello loro stesse condizioni chi era al terzo mandato ha rassegnato le dimissioni oppure neanche si è presentato.

Un pungolo che è stato rimarcato negli interventi che si sono succeduti nel corso del lungo pomeriggio in un Palacongressi diventato a tratti una bolgia.

I primi a prendere la parola sono stati gli avvocati Stefano Borsacchi, Alberto Marchesi, Salvatore Salidu e David Cerri.

Con toni diversi, ma chiari, hanno espresso perplessità su quello che è accaduto dopo le elezioni alle quali avevano diritto di voto 1501 avvocati.

I quindici eletti nel consiglio direttivo hanno poi scelto, a scrutinio segreto, di eleggere Pulidori nonostante Bertini avesse preso molti più voti.

La prassi era quella di portare alla presidenza chi avesse ottenuto più consensi. Non è accaduto e c’è chi ha parlato di agguato.

Nel corso degli interventi è emerso un forte malumore per modi e gestione del post elezione. Toni duri, a volte sgradevoli.

Altre posizioni sono state più morbide, ma non meno dirette nei contenuti che sono sempre quelli di un malessere che può essere sanato con una ripartenza attraverso il rticorso alle urne.

Il senso della maggioranza di chi ha voluto dire la sua è stato quello di invocare un azzeramento per indire una tornata elettorale. Lo ha ribadito Berti Mantellassi e ha raccolto l’ovazione della platea. —

P.B.

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