Il Tirreno

Pisa

«Impensabile poter andare avanti la speranza è di tornare a votare»

Avv. Giuseppe Toscano
«Impensabile poter andare avanti la speranza è di tornare a votare»

La lettera aperta dell’avvocato Toscano al presidente Pulidori. «Le regole non possono essere ignorate»

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L’avvocato Giuseppe Toscano interviene con una lettera aperta al presidente dell’Ordine degli avvocati Stefano Pulidori sul caso delle elezioni contestate.

Caro Stefano, poiché martedì non potrò partecipare all’assemblea dell’ordine degli avvocati, ritengo opportuno fornire il mio contributo sulla vicenda, premettendo che quello che penso te l’ho già detto in privato. Ora ho letto qualche carta in più.

Partirei dalle tue difese: le operazioni si sono svolte regolarmente; nessuno ha fatto reclamo; le contestazioni provengono da una minoranza, quindi i presunti ineleggibili non sono assolutamente tenuti a dimettersi.

Non voglio insistere sugli effetti della sentenza della Corte Costituzionale (non candidabile chi ha fatto due mandati consecutivi), che non serve francamente a niente se gli interessati non sono disponibili alla persuasione morale.

Quella sentenza dice solo una cosa importante, o meglio la ribadisce: che già a dicembre il quadro normativo vigente non consentiva di candidarsi a chi avesse svolto già 2 mandati.

L’Ordine, di cui tu facevi parte come segretario, di quel quadro normativo ha preso atto, tardivamente, a gennaio, differendo le elezioni previste da gennaio alla fine di maggio, sostanzialmente per vedere, così si legge, se una legge di interpretazione autentica, approvata con un decreto legge, sarebbe poi stata convertita.

Cosa si aspetta una persona normale? Che, vista la conversione, se ne prenda atto, depennando le candidature in contrasto con la legge, e sin dal primo momento.

E invece no, si va diritti alle elezioni, senza alcun atto ricognitivo del Consiglio. Le elezioni si svolgono. Il maggior numero di voti lo ottiene una collega, che sta per essere acclamata Presidente, come di consueto. Ed invece tu chiedi il voto segreto perché ti candidi come Presidente. E vinci 8 a 7…

Ma il punto non è questo. Il punto oggi, anche dopo le dimissioni di 6 consiglieri, è: si può andare avanti così? E allora alcune domande: Stefano, sei ed eri incandidabile, sì o no? Ritieni veramente, in scienza e coscienza, di poter continuare nell’incarico poiché nessuno ha fatto reclamo? Per uno sempre corretto come te, serviva il reclamo?

Il 14 gennaio scorso la verbalizzazione della delibera, e la sua stesura materiale, l’hai fatta tu? Ed è vero o no che hai partecipato ai lavori del Consiglio, nonostante ti riguardassero personalmente e direttamente?

Potevi seriamente dubitare della vigenza di norme che ti rendevano ineleggibile, quanto meno alla data del 14 gennaio 2019, ma già prima? Pensi davvero che questa sia la fronda di una minoranza di colleghi? O pensi che una minoranza possa anche avere una ragione schiacciante?

È vero o no che pensavi di fare il presidente già a dicembre, quando hai presentato la candidatura? O ti è venuto in mente solo dopo gli esiti delle elezioni? Come hai potuto omettere, in sede di insediamento di spendere una sola parola, in via ricognitiva, su quello che tu stesso avevi verbalizzato o scritto il 14 gennaio 2019, circa il fatto che il quadro normativo a quella data non era “compiutamente stabilizzato”, perché mancava l’atto di conversione?

Quando hai appreso dell’avvenuta conversione in legge del decreto cosa hai pensato? Non ti è venuto in mente di chiedere la convocazione di un nuovo Consiglio, per quanto meno discuterne? Perché questa ricognizione non la fai ora per allora? E dici a tutti come mai il quadro normativo stabilizzato già a febbraio, con la conversione in legge del decreto, non induceva il Consiglio, e te personalmente, a depennare la tua candidatura? Come puoi leggere la sentenza della Corte e pensare che non ti riguardi? Come puoi pensare, in questo contesto, di reintegrare il Consiglio e andare avanti? È vero o no che è venuto a Pisa il presidente Mascherin, anche lui nelle tue stesse condizioni, ed ha proposto pro bono pacis di fare la staffetta tra te e la collega che ha preso quasi il doppio dei tuoi voti? Pensi che fosse una soluzione accettabile? Dopo tutte queste domande, un consiglio, non richiesto, ma anche un auspicio e una speranza. Ti chiedo di consentire a tutti gli iscritti di tornare a votare, sulla base delle considerazioni sopra svolte ed in linea con la delibera consiliare di gennaio. Ti invito, infine, a una riflessione aperta sulla questione, in una sorta di necessaria riconciliazione con le persone anzitutto, e con le regole, che non possono essere sotterrate sotto l’eccezione polverosa del mancato reclamo. —

Avv. Giuseppe Toscano



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