La manifestazione
Paziente si suicidò in ospedale: medico rischia il processo
san giuliano terme. Sarà un giudice a stabilire se il cinquantunenne di Fornaci di Barga suicidatosi in un bagno dell’ospedale San Luca nella notte tra il 15 e il 16 maggio del 2018 avrebbe dovuto essere trasferito dopo una nuova visita nel reparto di psichiatria del nosocomio lucchese oppure se non c’erano elementi sufficienti affinché i sanitari stabilissero che quel paziente doveva transitare in quel reparto che cura e riabilita i malati mentali.
Il sostituto procuratore Piero Capizzoto ha chiuso le indagini legati a quella morte avvenuta all’interno della struttura ospedaliera chiedendo al gup di processare tre dottoresse dell’ospedale San Luca - rispettivamente due di 40 e 58 anni residenti a Lucca e una di 46 che vive a San Giuliano Terme - accusate in concorso di omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria per non aver, durante le fasi della giornata successive al ricovero del paziente, creato le condizioni di una vigilanza alla persona non chiedendo una nuova visita che avrebbe potuto concludersi con un ricovero in psichiatria. In un luogo protetto dove l’atto di autolesionismo non si sarebbe potuto consumare perché dotato delle necessarie misure di sicurezza. Chiesta invece l’archiviazione nei confronti delle due infermiere, inizialmente iscritte nel registro degli indagati, che si sono succedute al lavoro dal momento in cui il paziente è stato ricoverato al momento della scoperta del cadavere. Il cinquantunenne di Fornaci, molto conosciuto nel mondo della pallavolo locale, alle 9,30 del 15 maggio 2018 era arrivato in ospedale. La diagnosi era quella di un tentato suicidio: aveva passato tutta la notte al cimitero comunale, sdraiato sulla tomba della madre scomparsa da poco. Era in ipotermia e aveva delle ferite ai polsi. Lo psichiatra che lo aveva visitato, dopo averlo mandato in reparto per problemi legati alle ferite alle braccia, si era raccomandato di essere ricontattato per una nuova valutazione circa la degenza in psichiatria. Stando all’accusa quella richiesta restò inevasa. Uno dei medici indagati - che lavorava al pronto soccorso e aveva ricevuto la richiesta - si dimenticò di effettuare quella segnalazione. Il paziente passò nel reparto di osservazione breve intensiva dove gli altri due medici indagati lo avrebbero tenuto d’occhio senza chiedere l’intervento dello specialista che avrebbe colto il male oscuro dell’aspirante suicida. Di fatto il cinquantunenne, solo in camera, prese due sacchetti di plastica e un laccio, andò nel bagno per uccidersi. —
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