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dietro le quinte 

Gli investigatori celebrano un traguardo storico

S.C.
Gli investigatori celebrano un traguardo storico

La sentenza è il punto di arrivo di un massiccio lavoro di squadra  Il compianto pm Giaconi tra i primi a voler arrivare alla verità

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PISA. Tre gradi di giudizio e una verità. E una sentenza definitiva che conferma le precedenti e recepisce la validità di un lavoro collegiale della Procura di Pisa, della Procura generale di Firenze e dei carabinieri. Non si può scrivere di Roberta Ragusa senza ricordare il pubblico ministero scomparso due anni fa, Antonio Giaconi, che per un periodo aveva svolto le funzioni di reggente della Procura di Pisa. Dopo il primo “non luogo a procedere” e quella foto con il volto sorridente e i grandi occhi chiari del marito di Roberta Ragusa, rimbalzata per anni nei programmi tv specializzati su cronaca nera e giudiziaria, si convinse ugualmente che la svolta era possibile. «Faremo di tutto – disse – per la ricerca della verità», mentre ancora si attendeva l’esito del ricorso in Cassazione da cui Logli uscì poi come il classico “bugiardo patentato”.

Il lavoro di Giaconi, insieme a quello della Procura generale di Firenze e al ricorso del procuratore Alessandro Crini, oggi procuratore capo a Pisa, sono stati determinanti per arrivare alla verità, insieme ovviamente alle investigazioni dell’Arma dei carabinieri. Le indagini svolte dall’Arma – il caso era stato affidato al pubblico ministero Aldo Mantovani – sono state lunghe, complesse e difficili e proprio per questo non si possono non ricordare tutti gli investigatori del comando provinciale di Pisa all’epoca comandato dal colonnello Andrea Brancadoro, che hanno portato avanti con professionalità, impegno e determinazione la delicata inchiesta, conclusa con il fondamentale supporto del Reparto Crimini violenti del Ros, allora diretto dal colonnello Vincenzo Molinese, e del Raggruppamento Investigazioni Scientifiche di Roma, con il lavoro specialistico del tenente colonnello Andrea Berti. Dagli ambienti investigativi, sebbene non arrivino commenti, filtra tuttavia la soddisfazione per un risultato importante, raggiunto unendo gli uomini della territoriale e dei reparti speciali secondo un modulo che ormai va largamente affermandosi in questi casi. Infatti, la scelta di ripercorrere tutte le tappe dell’indagine sviluppando ogni aspetto rilevante attraverso approfondimenti informativi ed investigativi capillari ed accertamenti tecnici estesi, secondo gli investigatori ha rafforzato gli elementi raccolti in un fascicolo cresciuto fino a contare oltre 12mila pagine. Ogni pagina presenta un contenuto che indirizza in modo convergente verso la ricostruzione finale a sostegno della colpevolezza di Logli. Non una riga di quelle pagine porta altrove, lo dicono ormai più giudici a vari livelli. E proprio l’assenza di ipotesi alternative all’omicidio è rimasta un punto fermo del pronunciamento della Cassazione che demolì il proscioglimento del Gip Giuseppe Laghezza. Le indagini furono svolte in ogni direzione ed in modo imparziale ed esaustivo. Questo giudizio non solo non poteva essere trascurato ma è stato confermato nei successivi passaggi processuali, fino all’ultimo che ha posto la parola fine alla triste vicenda della scomparsa di Roberta. Infine, non va dimenticato che la voce del marito si è sentita solo in occasione di alcune interviste televisive. Ma non ha mai aperto bocca di fronte a chi, dovendolo giudicare, avrebbe potuto valutare anche le sue ragioni. Chissà se lo farà in futuro.

Ora l’avvocato di Logli, Roberto Cavani, ha fatto sapere che dopo tanto clamore la famiglia è in silenzio stampa. –

S.C.

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