Il dolore
Il giardiniere dell’affittacamere «La privacy è durata poco»
Il racconto di come Antonio la figlia, l’ex amante e i parenti hanno atteso il verdetto «Si è chiuso dentro all’arrivo dei primi giornalisti»
PISA. Prima l’attesa, carica di tensione e trascorsa in silenzio. Poi la delusione, le lacrime e le urla di disapprovazione. Antonio Logli, la figlia Alessia, la sua amante Sara Calzolaio hanno trascorso così, nel b&b di via Luzzato a Pisa, le ultime ore a piede libero dell’uomo condannato a 20 anni per l’omicidio della moglie Roberta Ragusa. Insieme a loro alcuni parenti. Anzi, è stato proprio uno di loro a consigliare a Logli di trovare riparo al “Civico 22”. «Un suo cugino conosce il titolare del bed & breakfast – spiega Gabriele Rossi, il giardiniere –. Sono arrivati qui nel primo pomeriggio e hanno atteso fino alla sentenza. Cercavano un po’ di relax e, soprattutto, un po’ di privacy. Non ci sono riusciti».
Il giardiniere si dice dispiaciuto della condanna, ma soprattutto dell’invadenza dei curiosi e delle tv che hanno mandato in diretta il dolore della figlia, dell’amante, di un uomo condannato a 20 anni che continua a dichiararsi innocente. Logli aveva provato a nascondersi nell’affittacamere alla periferia della città, vicino al carcere Don Bosco e contemporaneamente a 5 minuti dalla sua casa di Gello.
Anche nel b&b, come nella villa, c’è una piscina, sebbene piccola e di quelle gonfiabili, e un gazebo nel giardino dove passeggia una cagnolina incinta. Ma è nella sua stanza che si è rinchiuso quando è stato trovato dai cronisti. «Una cosa è parlare faccia a faccia con un giornalista per un’intervista, un’altra è avere telecamere e luci sparate in faccia», commenta il giardiniere spiegando il perché del cappuccio indossato dal condannato all’arresto. «È stato un caos», conclude mentre si accinge a ricevere un nuovo ospite che, ignaro, ieri notte ha dormito nella stanza del destino di Logli. —
G.B.
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