Sicurezza
Il Comune attende le carte per licenziarlo
San Giuliano: già con la sentenza il municipio non pagherà lo stipendio ad Antonio, ma per far cessare il rapporto serve il dispositivo
«Dopo anni di attesa, questa storia è quasi finita». Sergio Di Maio sembra sollevato, anche se per lui la vicenda legata ad Antonio Logli non si è ancora conclusa. La sentenza della Cassazione ha messo la parola fine all’iter legale e confermato la condanna a venti anni di carcere per omicidio volontario e distruzione del cadavere della moglie Roberta Ragusa, ma Logli resta pur sempre un dipendente del Comune. Un impiego che non potrà più svolgere, ma che resta ancora in essere. Così l’amministrazione sangiulianese attende di avere la copia della sentenza per procedere alla cessazione del rapporto di lavoro.
«Abbiamo già avviato le procedure per cessare il rapporto di lavoro con Logli, ma per farlo dobbiamo entrare in possesso del dispositivo», spiega Di Maio. In sostanza il Comune lo licenzierà, ma per farlo occorre seguire un preciso iter legale. Non a caso il sindaco parla solo di «cessazione del rapporto di lavoro». In base alla sentenza del giudice, gli uffici legali del Comune stabiliranno se procedere con il licenziamento, oppure se dichiarare la decadenza, forse passando prima per una sospensione. «L’unica cosa certa – aggiunge Di Maio – è che lo stato di detenzione ci permette automaticamente di sospendergli il pagamento dello stipendio. Per il resto procederemo non appena avremo in mano tutte le carte necessarie».
E la prudenza è d’obbligo visti i precedenti. Nel 2017, mentre la giustizia penale metteva le basi per la condanna definitiva di martedì sera, la giustizia civile dava ragione a Logli nella causa per vestire i panni di impiegato comunale. L’allora elettricista della Geste (la municipalizzata sangiulianese dove era stato trasferito nel 2010) sosteneva che la selezione interna per il posto da amministrativo al comando della polizia municipale era illegittima. In giudizio ha dimostrato di avere esperienza, capacità e titoli per svolgere il ruolo che era stato affidato a un altro. E il giudice del lavoro Franco Piragine aveva condannato il Comune a ripetere la selezione per la selezione, peraltro già fatta nel 2008 e nel 2014, ritenendo anche illegittimo il suo trasferimento.
Dopo la sentenza l’amministrazione decise di trovare un accordo, formalizzato poi con una conciliazione tra le parti alla Direzione provinciale del lavoro. Logli rinunciò agli 8mila euro che il Comune era stato condannato a pagargli e l’amministrazione lo inserì in pianta organica presso l’ufficio tecnico. Il tutto tra polemiche che Di Maio non ha ancora dimenticato: «Il caso ha avuto risvolti maniacali e anche la semplice causa di riammissione al Comune ha provocato una serie di attacchi a me e all’amministrazione – sottolinea –. Il tutto nonostante Logli abbia sempre lavorato con professionalità e il suo rapporto con i colleghi sia sempre stato cordiale. Del resto sia l’amministrazione sia i dipendenti hanno sempre mantenuto un atteggiamento di neutralità sulla vicenda giudiziaria. Prova ne è il fatto che non ci siano mai stati discussioni o qualsiasi tipo di imbarazzo».
E non proverà nessun disagio neanche chi sarà assunto al suo posto. Oltre a Logli andranno via dal Comune diversi dipendenti che hanno usufruito di “quota 100” per andare in pensione. L’amministrazione procederà alle assunzioni in contemporanea. Nessuno saprà mai se ha sostituito o meno l’uomo condannato per l’omicidio della moglie. —
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