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Veggenti e sensitivi primatisti di bufale

P.B.
Veggenti e sensitivi primatisti di bufale

Un esercito di millantatori ha sparato le panzane più assurde Smentite le ipotesi dell’inceneritore e del forno al cimitero 

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pisa. La lettera dell’avvocato che dagli Stati Uniti indicava al procuratore capo dell’epoca, Ugo Adinolfi, il luogo in cui si trovava il corpo di Roberta Ragusa è finita in un archivio copioso: il cestino. Sosteneva il legale Usa che il cadavere si trovasse nel quartiere Testaccio a Roma.

La segnalazione è solo una delle decine di panzane finite sui tavoli di inquirenti e investigatori. Il problema non è stato il sensitivo che a distanza di mille km “sentiva” il corpo della Ragusa nei boschi del Compitese. I carabinieri hanno sprecato tempo per verificare l’eventuale distruzione del corpo di Roberta nel forno crematorio dismesso del cimitero di via Pietrasantina chiuso nel settembre 2011. C’erano 3 mc di gas nelle tubazioni e questa combustione ha ingenerato il sospetto che qualcuno lo avesse accesso. Bufala numero uno. Che fa il paio con l’ipotesi dell’inceneritore di Ospedaletto. Come se Antonio Logli avesse accesso a un impianto sì aperto 24 ore su 24 ma munito di telecamere.

Eppure, grazie e soprattutto a Facebook e al diritto di parola che diventa licenza di sparlare a caso, il circo dei segnalatori ha reclutato i più strampalati personaggi. Il picco fu raggiunto quando in Procura arrivavano cinque, sei lettere al giorno. Oltre al fuoco degli inceneritori c’era chi indicava i pozzi artesiani, chi una villa abbandonata. Tutti si dicevano sicuri di conoscere il luogo in cui trovare i resti di Roberta Ragusa. Fantasie.

Come quella dei cimiteri, il camposanto di Orzignano in primis nel quale sarebbe stato nascosto il corpo in una tomba o anche nell’ossario, nel dubbio non si sa mai. Una suggestione verificata e scartata. Una caso del genere calamita una pletora di mitomani che non aspetta altro. Passi per le lettere anonime. C’è anche chi ci ha messo la faccia. Veggenti, medium, anime pie che “sentivano” e percepivano vibrazioni precluse ai comuni mortali. E via alla girandola di ospitate in tv, dirette sui luoghi di presunte tombe, alberi e radure in mezzo ai boschi in cui la scoperta di un pezzo di osso di 15 cm mosse decine di persone. Salvo poi scoprire che apparteneva a un cinghiale. Nessun problema. Così come la storia è destinata a ripetersi, anche le soluzioni di chi diceva di conoscere “verità” sul caso Ragusa tornavano di nuovo sulla scena per un lampo di notorietà. E c’è ancora chi giura di sapere, le fonti non si rivelano, che Roberta sia stata bruciata nel forno del cimitero in via Pietrasantina.

Sono sempre esistiti i ballisti più o meno consapevoli. Il guaio vero è che ora trovano ascolto a causa del proliferare di siti web e di tv nazionali che lanciano esclusive intervistando il primo che passa. E alla fine resta il dubbio che alla fine qualcosa di vero ci sia. —

P.B.

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