Gioco
L’appello-sfogo delle cugine a Logli «Ci dica almeno dove si trova il corpo»
La tesi dell’allontanamento volontario è sempre stata respinta e non creduta dalle amiche e dai parenti dell’imprenditrice di Gello
pisa. «Ora ci dica almeno dove è il corpo». Chiedono di avere una tomba su cui adagiare un fiore, le cugine di Roberta Ragusa. Non si illudono, né mai lo hanno fatto fin dai primi giorni della sparizione della parente, che l’imprenditrice di Gello sia ancora viva. E allora invocano un atto di misericordia cristiana da parte di Antonio Logli. Giovanna e Sonia Alpini, le cugine pisane, e Maria Ragusa e Marika Napoletano, quelle romane, da anni hanno tenuto viva la memoria di Roberta.
Si sono costituite parte civile per essere vicine alla cugina in un’aula di giustizia con gli avvocati Enrico Maria Gallinaro, Gaetano Turcio e Roberto Ciniglio. L’associazione Penelope è nel processo con l’avvocato Nicodemo Gentile. Al Tirreno aveva detto Giovanna Alpini: «Noi abbiamo sempre tenuto un atteggiamento molto corretto, anche se determinato. Perché per noi Roberta è morta. Il nostro pensiero è suffragato dalle decisioni dei giudici». Riguardo all’appello che Daniele ha lanciato alla madre, la donna aveva aggiunto: «Non capisco perché la stiano aspettando. Roberta è morta e non tornerà mai più a casa loro. Daniele ha 22 anni e non è più un bambino: ora deve prendersi le sue responsabilità. Come farebbe un uomo». Scrive su Facebook Maria Ragusa a proposito della nuova famiglia di Logli accettata dai figli: «Eh cara cugina mia, sono arrivata alle seguenti conclusioni: a chi tocca nun se ingrugna, si dice a Roma. Del resto sto pover’uomo cosa doveva fare. Rimanendo tutto sulle sue spalle ha dovuto ingegnarsi così da riprodurre una pseudo famigliola felice dove poter impartire una ferrea e univoca educazione. Potrei dire anche chi muore giace e chi resta si dà pace; morto un papa se ne fa un altro; chiodo schiaccia chiodo. Rimane il fatto che si è ribaltata la situazione, sei tu che manchi e chi è rimasto doveva continuare a vivere. Il rispetto poi, quello te lo hanno sempre portato. Dentro casa, e nel tuo letto, è entrata una amica di vecchia data. Una persona fidata mica una qualunque; più rispetto di così. Alla fine ciò che conta Roberta è che tu non ti sia rifatta una vita, tutto il resto ci può stare. Analisi di una inquietante normalità familiare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google