Il Tirreno

Pisa

l’ex sindaco 

Fontanelli: ora serve una vera promozione Il ministero si muova

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PISA. «Con il Museo delle navi una nuova offerta culturale, ma serve un salto di qualità», dice l’ex sindaco Paolo Fontanelli. «Dopo l’inaugurazione del museo abbiamo letto una serie di interventi sulle potenzialità turistiche della città. Una cosa per molti versi scontata, vista la qualità e lo straordinario valore dei reperti archeologici resi fruibili a tutti. Ma scontata non è. Basti pensare al Museo di San Matteo, che contiene opere di grandissimo valore, ma che, in assenza di servizi e di condizioni che ne aiutino l’accessibilità e la promozione, raccoglie un numero esiguo di visitatori».

Fontanelli invita a ricordare come la questione della porta d’ingresso del turismo attraverso la realizzazione di un terminal nella caserma sull’Aurelia, a ridosso della Cittadella, «non venne pensata come un parcheggio solo per il museo delle navi, ma semmai come un cambiamento strategico nell’approccio del turismo con la città che avrebbe portato ad una revisione dei tempi di permanenza di una parte rilevante del turismo e, soprattutto, mirava ad arricchire l’offerta culturale di Pisa, mettendo al centro il circuito museale dei lungarni (Arsenali, Palazzo Reale, San Matteo, Lanfranchi, Palazzo Blu, Chiesa della Spina e forse Palazzo Gambacorti) con in più lo scalo in Arno direttamente dal terminal e la connessione con il percorso del progetto Chipperfield, finalizzato al recupero dell’area ospedaliera del Santa Chiara. Mi sembra incredibile che nessuno parli più di un progetto così importante, realizzato da un architetto protagonista di restauri di valore mondiale».

L’ex sindaco vede ora «il rischio di una discussione composta di molto provincialismo, mentre il primo problema dovrebbe essere quello di agire sui limiti di promozione e di ambizione, che anche l’inaugurazione del nuovo Museo delle navi ha evidenziato. Possibile che un fatto così importante sul piano archeologico e culturale non diventi un evento nazionale? Su questo piano si misurano i limiti e le miopie di chi dovrebbe occuparsi di un’adeguata e qualificata promozione. E mi riferisco in primo luogo al ministero dei Beni culturali». —

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di Redazione web