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«Dall’Università nessun patrocinio al Pride ma un impegno sempre concreto»

Francesco Loi
Elettra Stradella
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Elettra Stradella

Elettra Stradella, presidente del Comitato unico di garanzia: «Dibattiti, laboratori e le nostre scienziate nuovi modelli»

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PISA. «Oltre l’adesione formale e simbolica verso un impegno concreto». Risponde così, alla vigilia del Toscana Pride e sull’onda di polemiche che si trascinano da giorni, Elettra Stradella, docente dell’Università e presidente del Comitato unico di garanzia (Cug), l’organismo che all’interno dell’ateneo si occupa di queste tematiche..

Perché l’Università di Pisa non ha concesso il patrocinio alla manifestazione di sabato 6 luglio?

«Potrei cavarmela buttando la palla nel corner dei formalismi. Preferisco invece fare mia una frase dal titolo di un comunicato, diretto proprio agli aderenti, degli organizzatori della manifestazione: “Oltre l’adesione formale e simbolica verso un impegno concreto”. Ecco, loro sanno bene che da parte nostra questo impegno c’è, eccome».

E allora come lo sostanziate?

«Organizzando insieme eventi. Aderendo, come abbiamo fatto nella nostra ultima riunione, al documento politico della manifestazione. Le parti relative all’“Educazione alle differenze” e all’“Autodeterminazione” ci sembrano assolutamente condivisibili».

Nel gennaio scorso si ricorda un convegno su questi temi...

«Quello è stato un atto fondamentale. Frutto proprio di una logica che caratterizza l’azione dell’attuale governo dell’Università di Pisa: privilegiare il fare rispetto al dire. Con senso analogo a quello che ci ha guidato nel realizzare “La cerimonia del ricordo e delle scuse” in occasione dell’anniversario delle leggi razziali, avevamo dato vita (sempre coinvolgendo tutte le altre università italiane) al convegno “Le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere”, da cui è nata una mozione collettiva rivolta alla Conferenza dei rettori. Grazie anche a questa iniziativa si stanno oggi diffondendo negli atenei italiani buone pratiche orientate alla piena tutela del diritto all’autodeterminazione di genere».

Ma certi messaggi non sembrano passati con efficacia auspicata, viste le polemiche...

«E allora elenco altri fatti. Ad esempio, il doppio libretto universitario per gli studenti in transizione che consente ad ognuno il pieno riconoscimento della propria identità di genere. Oppure le attività formative per studenti e dipendenti da cui è nato un seminario permanente queer (che raccoglie tutte le diversità) creato in collaborazione con il centro interuniversitario Cirque. Poi ci sono i “Seminari a merenda”, laboratori per figli e figlie di persone della comunità universitaria, sui temi degli stereotipi di genere. Sulle differenze, ma anche sulle emozioni e sui conflitti. E poi ancora un libro, in corso di pubblicazione, che racconta il convegno dello scorso gennaio “Famiglie che cambiano” organizzato da noi, proprio con il Comitato Toscana Pride ed altre associazioni, sulle trasformazioni dei legami familiari ed affettivi. Una serie di attività che, nel loro insieme, dimostrano un’attenzione a questi temi davvero particolare che non crediamo abbia uguali in altre istituzioni pubbliche del territorio».

E per il futuro avete altro in programma?

«Abbiamo iniziative, alcune già programmate per l’autunno prossimo, come quella di un corso di formazione su sessismo ed omofobia, che sarà rivolto ad un centinaio tra i nostri dipendenti e, in ultimo, una sorpresa su cui stiamo lavorando e che sarà inserita nel programma di “Informatica50».

Ora l’Università fa anche le sorprese?

«Sì, questa ci è stata ispirata da un inserto che la rivista Wired ha realizzato con la Mattel. L’azienda che ha creato la Barbie, in occasione dei sessant’anni della bambola, è andata in cerca di modelli. In tale contesto Wired ha individuato nove donne scienziate che hanno avuto ruoli decisivi nell’evoluzione della ricerca scientifica nel nostro Paese. Ben due, Maria Chiara Carrozza e Fosca Giannotti, sono pisane. A partire da loro organizzeremo nella nostra città un incontro che porrà, anche qui con un approccio pragmatico (le Barbie hanno attraversato le vite di tantissime bambine), il problema dei modelli di genere».

Un modo forse poco accademico per porre il tema...

«Conferma quello che dicevo, ovvero che badiamo ai fatti. Ma ora occupiamoci del Toscana Pride. Buona manifestazione a tutti e tutte». 

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