Sicurezza
Camp Darby rende omaggio all’eroe Masato “Curly” Nakae
Alla base statunitense sono stati ricordati i soldati nippo-americani e il loro apporto decisivo sul territorio nella Seconda guerra mondiale
PISA. Una targa celebrativa e una cerimonia per ricordare il valoroso apporto dei soldati Nisei durante la liberazione del territorio pisano. Una delegazione di circa venti familiari dei soldati nippo-americani provenienti dalle Hawaii ha fatto visita alla base militare di Camp Darby nell’ambito di un tour organizzato nel 74º anniversario della Liberazione per scoprire i luoghi dove i loro antenati hanno combattuto. «È importante preservare e tramandare la memoria. Questi incontri sono fondamentali per conoscere il nostro passato ed onorare la memoria di chi ha combattuto per la libertà», dice Robert Larimore, responsabile ad interim della base, prima di consegnare insieme al comandante del 839th Transportation Battalion, il colonnello Scott Wyatt, una targa ricordo ai familiari di quelli che un tempo erano considerati una sorta di minoranza etnica (a ridosso dell’attacco giapponese a Pearl Harbour, la comunità nippo-americana iniziò ad essere guardata con forte sospetto dal governo statunitense, che creò anche i “relocation centers”, dove molte “potenziali spie” furono internate).
La cerimonia si è svolta nella piazza principale di Camp Darby, dedicata alla memoria del soldato scelto Masato “Curly” Nakae che combatté durante la Seconda guerra mondiale nei pressi di Pisa con il 442º Regimental Combat Team e il 100º Battaglione di Fanteria, composto anche da giapponesi naturalizzati americani e riconosciuto come il miglior reggimento della Seconda guerra. Il suo eroismo è stato riconosciuto con la medaglia d’onore concessa post-mortem nel 2000. Nakae si distinse per uno straordinario atto di eroismo il 19 agosto 1944, nei pressi di Pisa. Il suo fucile mitragliatore fu danneggiato da una granata lanciata dalle forze nemiche, ma Nakae raccolse il fucile M-1 di un compagno a terra ed iniziò ad avanzare. Nonostante una grave ferita, il valoroso soldato continuò a sparare ed a lanciare granate contro i nemici costringendoli alla ritirata e permettendo alle forze Alleate di farsi spazio ed avanzare verso la conquista della città. —
D.R.
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