Sicurezza
«Una realtà giovane e colta, ma egoista e troppo timorosa»
«Una Pisa giovane e intelligente, ma timorosa». È l’immagine che Maurizio Gazzarri, scrittore neofita, ha di Pisa. Originario di Volterra, classe 1971, è legato a questa città «sia perché qui - racconta - mi sono trasferito negli anni Novanta per frequentare l’università, sia per l’esperienza lavorativa che ho portato avanti fino allo scorso anno, collaborando con l’amministrazione comunale. Guardo alla città con un occhio scientifico - precisa - forse per la mia formazione informatica e purtroppo vedo un divario tra quello che Pisa potrebbe essere e quello che di fatto è. Nel mio romanzo “I ragazzi che scalarono il futuro”, pubblicato con Ets, racconto una Pisa degli anni Cinquanta proiettata nel futuro, dove università ed istituzioni locali pensavano a rendere la città più ricca ed innovativa. Una fucina di idee, patria delle prime calcolatrici elettroniche, grazie ai suggerimenti di Enrico Fermi e Adriano Olivetti, del primo corso di laurea in informatica, e del primo collegamento ad internet».
«Oggi l’impressione è che nonostante Pisa sia luogo di giovani, di intelligenza e di ricerca scientifica, di fatto sia permeata di un atteggiamento che la rende timorosa al cambiamento e alle innovazioni. È diventata una città di egoismi e campanili, con una visione ristretta delle cose. Il rischio - sottolinea - è che non sia più guida del cambiamento, ma una città spugna, che il cambiamento lo subisce e non lo rilascia».
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