Il Tirreno

Pisa

dopo le amministrative: la resa dei conti 

«Ho rinunciato a candidarmi per contrasti con Legnaioli»

Valentina Landucci
«Ho rinunciato a candidarmi per contrasti con Legnaioli»

La verità di Ferri, l’uomo sul quale puntava la Lega a San Giuliano «Forse ho sbagliato, ma non sono la marionetta di nessuno»

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Ha deciso di rimanere in silenzio per settimane. Attendendo l’esito delle elezioni comunali del primo turno e anche del ballottaggio in alcuni dei Comuni della provincia. Poi «per me e per la mia famiglia - ha detto - ho sentito la necessità di spiegare». Di chiarire un dietrofront che ha certo motivazioni “personali” in senso lato, ma non familiari o professionali. Le ragioni sono politiche. Vincenzo Ferri, 47 anni, dipendente della Banca di Pisa e Fornacette, ghezzanese da generazioni con un passato da consigliere comunale di An e negli ultimi anni vicino alla Lega, nel marzo scorso aveva accettato la candidatura a sindaco offerta proprio dalla Lega. Un candidato considerato forte, con legami veri e radicati nel tempo sul territorio, conosciuto e stimato. Poi i primi di aprile il dietrofront. Rapido e inatteso. Sulle motivazioni di quel no a 55 giorni dal voto si sono sentite tante voci, in qualche caso costruite ad arte. Chi lo ha attribuito a questioni “di coppia”, chi a pressioni subite dal datore di lavoro, chi a macchinazioni della parte politica avversaria. «Niente di tutto questo, è arrivato il momento di spiegare» afferma Ferri.

Per quale motivo, quindi, ha rinunciato alla candidatura dopo aver dato la sua disponibilità?

«Per contrasti personali tra me, Vincenzo Ferri, e l’onorevole Donatella Legnaioli. Contrasti su diverse cose relative all’impostazione della campagna elettorale, alle modalità di incontro e confronto con le persone, alla costruzione delle alleanze. Un contrasto diretto e, poiché l’onorevole era la coordinatrice per le amministrative su San Giuliano, c’era la pretesa che mi adeguassi alle indicazioni che arrivavano da lei. Ecco: io non sono la marionetta di nessuno».

Ma avranno provato a convincerla ad andare avanti?

«Sì. Sono stato contattato da diverse persone, da esponenti della Lega, perché cambiassi idea. Ho spiegato a tutti le mie ragioni e le difficoltà peraltro già note. E a quel punto ha chiesto delle garanzie. Ho, diciamo così, fatto una “prova” chiedendo che al posto di Legnaioli fosse indicato un altro coordinatore, Edoardo Ziello. E ho chiesto anche di essere candidato alle regionali. Volevo capire quanto fosse importante la mia candidatura a San Giuliano per la Lega. Da quel momento nessuno mi ha più contattato».

Le ragioni del suo no sono state sempre motivate come questioni personali. Legnaioli ha anzi dichiarato, in occasione della presentazione di Antonio Casucci, che la politica non c’entrava nulla…

«Ho mandato un messaggio a tutti per dire che la mia scelta era legata a “motivi personali” per non arrecare danni alla Lega. Ma Legnaioli e il segretario di sezione sapevano benissimo quali erano le motivazioni. Poi è stato detto che mi ero ritirato perché ho avuto pressioni dalla mia compagna: niente di più falso. C’è chi ha sostenuto che avessi ricevuto pressioni dalla banca per la quale lavoro per ritirarmi: una bugia. Anzi devo ringraziare la banca e i suoi vertici, ai quali era stato comunicato della mia candidatura, per come si sono comportati: non ho mai ricevuto alcuna pressione, non c’è stata alcuna interferenza né in filiale nè a livello di direzione generale».

Ha rimpianti per aver rinunciato alla candidatura?

«Sono pronto a ammettere il mio errore. Sicuramente ho sbagliato a non andare avanti a 55 giorni dal voto. Ma sono convinto che questo contrasto sarebbe stato comunque irrimediabilmente deleterio».

Se ci fosse una seconda occasione? O anche solo la possibilità di dare una mano al di là di un eventuale ruolo nelle istituzioni territoriali?

«Confermo il mio impegno per il territorio. Certo chiederei prima certe cose». —



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