Il Tirreno

Pisa

in tribunale 

Calunnia contro i carabinieri per aiutare l’amico con la coca

Pietro Barghigiani
Calunnia contro i carabinieri per aiutare l’amico con la coca

L’imputato aveva sostenuto l’accusa di un controllo irregolare ai danni di un pentito Il pm ha chiesto al giudice una condanna a 4 anni per l’uomo finito sotto processo

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pisa. Un collaboratore di giustizia che scappa a un controllo dei carabinieri. Getta una pallina dal finestrino dell’auto prima di essere fermato. In quel piccolo involucro c’è cocaina. Pochi grammi. Ma, vista la sua condizione di “pentito”, farsi trovare con gli stupefacenti addosso non è proprio consigliabile. Il rischio di essere estromesso dal programma di protezione era reale. Non è successo.

Nel frattempo sono successe altre cose. Una di queste è stata raccontata ieri mattina in Tribunale davanti al giudice Elsa Iadaresta nel processo per calunnia a carico di Alberto Cardile, 56 anni, di Empoli. Il pm ha chiesto una condanna a 4 anni. Due carabinieri si sono costituiti parte civile con gli avvocati Silvia Morelli e Salvatore Ciuni. L’imputato è difeso da Francescopaolo Arnò.

Cardile, amico dell’automobilista poi denunciato per detenzione di droga, è accusato di aver sostenuto la tesi del “pentito” secondo la quale i carabinieri della pattuglia del radiomobile avrebbero commesso una serie di reati nel corso del fermo e della perquisizione. Contestazioni poi cadute quelle contro i militari. Quella che è rimasta in piedi è la denuncia per calunnia nei confronti di Cardile e del “pentito”, la cui posizione sarà esaminata dal gip a luglio.

Ieri sono stati sentiti i carabinieri della pattuglia che a Migliarino nel 2016 fermarono l’auto del “pentito” e il sottufficiale del nucleo investigativo che fece le indagini.

L’imputato aveva sostenuto di essere presente in zona quando i militari avevano avuto, a suo dire, modi bruschi contro l’amico cercando anche di farsi dire da chi aveva preso con metodi poco urbani. Non era vero. Ma è stato necessario fare indagini che non hanno portato a responsabilità dei carabinieri.

Il collaboratore di giustizia al momento di vedere i lampeggianti della pattuglia anziché rallentare aumentò l’andatura passando anche con il rosso. Era sera, intorno alle nove e mezzo. Lo fermarono e poi recuperarono la droga lanciata dal finestrino dal conducente. L’inseguimento si concluse con il sequestro dell’auto. A quel punto il “pentito”, in carico ai carabinieri pisani ma i cui racconti agli inquirenti erano riferiti a fatti di fuori provincia, aveva chiamato al telefono Cardile per farsi venire a prendere lungo l’Aurelia, zona piazza Mazzini. L’amico arrivò intorno alle undici a Migliarino. Firmò gli atti preparati dai militari e poi con il collaboratore di giustizia se ne andò. La denuncia successiva del “pentito” era basata sulla sua testimonianza. Che per l’accusa non poteva essere in zona al momento del controllo dell’amico. Le celle agganciavano il suo telefonino a Empoli e altri riscontri lo collocavano nella sua città. Di qui la denuncia per calunnia. Sentenza a novembre. —

Pietro Barghigiani

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