Sicurezza
«Prendere più voti e diventare presidente non è un automatismo obbligatorio»
Parla Stefano Pulidori, la cui elezione è stata duramente contestata. Presto sarà convocata un’assemblea degli iscritti
A breve sarà nuovamente convocata un’assemblea degli iscritti all’Ordine provinciale degli avvocati. Sarà in questa occasione che si cercherà di ricucire e sanare il profondo strappo avvenuto in seguito all’elezione del nuovo presidente, che ha scatenato una vera e propria rivolta. Stefano Pulidori, nominato ai vertici dell’Ordine, è stato accusato da più parti di aver impersonato un autentico ribaltone per il fatto di aver conquistato la carica con “soli” 226 voti, molti meno della collega Agnese Bertini (445 consensi), su cui, secondo la stragrande maggioranza degli iscritti, sarebbe dovuta ricadere l’investitura naturale.
Per alcuni giorni Pulidori è rimasto in silenzio. Ieri, però, ha deciso di uscire allo scoperto scrivendo una lettera agli oltre 1.500 avvocati della provincia. In questa difende la scelta dell’elezione a scrutinio segreto del presidente, spiega quali sono le ragioni per le quali erano eleggibili anche quei candidati con alle spalle già due mandati da consigliere e annuncia di accettare la richiesta d’indizione di un’assemblea straordinaria.
«L’ineleggibilità per superamento del limite del doppio mandato – sostiene il presidente Pulidori – deriva da una controversa normativa che ha visto susseguirsi sentenze di segno diverso da parte del Consiglio Nazionale Forense e della Cassazione, nonché interventi legislativi la cui legittimità è al vaglio dalla Corte Costituzionale. Contro chi ne sarebbe afflitto, a Pisa nessuno ha proposto nei termini il reclamo elettorale previsto dalle vigenti disposizioni. L’elezione del presidente – continua Pulidori – spetta collegialmente al consiglio, che vi procede all’atto del proprio insediamento. Se di solito il più votato dai colleghi diviene presidente, questo non è un automatismo obbligatorio, dovendo pur sempre essere ottenuta la fiducia del consiglio. Quanto all’espressione del voto consiliare, l’acclamazione del presidente è un’eccezione che, sinora, è avvenuta una sola volta nel nostro Ordine. In mancanza di unanime consenso, non era possibile procedere in tal modo; quindi il voto è stato espresso come usuale, con apposite schede deposte in una busta. La volontà del consiglio s’è dunque formata nel pieno rispetto delle regole. Ciascuno ha diritto di manifestare il proprio dissenso e non gradimento su quanto accaduto o anche la semplice istanza di avere maggiori chiarimenti. I colleghi sono invitati ad esprimersi, al riguardo, in forme e modi consoni al rispetto per l’istituzione e le persone, nonché al decoro e dignità della professione e dell’avvocatura».
Sulla richiesta di un’assemblea, Pulidori è chiaro: «Il consiglio si è già orientato per considerare giusto ed opportuno indirla». —
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