Sicurezza
Tre medici a giudizio per la morte del notaio Siciliani
Pisa. Tutti gli imputati hanno chiesto di essere processati con il rito abbreviato. L’accusa è di omicidio colposo, avviata anche una causa civile
PISA. Un processo rapido, solo sulla base degli atti. Perché i difensori dei tre imputati sono convinti che le prove dell’innocenza dei loro clienti siano scritte nelle cartelle cliniche. Non c’è bisogno di sentire testi in aula. E così i medici hanno chiesto e ottenuto di farsi giudicare con il rio abbreviato. Udienza a ottobre davanti al giudice Donato D’Auria (pm Giovanni Porpora) per i medici Paolo Fontanile, Catiuscia Pettorali e Stefano Giorgetti.. Sono accusati di omicidio colposo per la morte del notaio Paolo Siciliani, il noto professionista deceduto il primo novembre 2014.
Ieri mattina i difensori, gli avvocati Andrea Di Giuliomaria, Paolo Braccini, Leo Gonnelli e Alessandra Papineschi, hanno formalizzato la richiesta di abbreviato condizionato all’audizione dei consulenti. Il gip D’Auria ha ammesso gli imputati all’abbreviato con l’acquisizione delle consulenze scritte. Grazie al rito l’Aoup, chiamata come responsabile civile e rappresentata dagli avvocati Francesco Maresca e Serena Perna, è fuori dal processo.
La prima consulenza non aveva individuato carenze particolari da tradursi in colpa medica. La seconda, disposta di nuovo dalla Procura, anche per confrontarla con quelle presentate dagli indagati, ha portato a un risultato diverso. Un esito che il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha trasformato in una richiesta di rinvio a giudizio per quattro medici che all’epoca si erano occupati del notaio Siciliani. Aveva 78 anni. Una morte sulla quale i familiari avevano sollevato più di un interrogativo. Zone d’ombra soprattutto per le cure ricevute dal notaio negli ultimi giorni della malattia. Di qui l’esposto alla magistratura e l’iscrizione sul registro degli indagati di tre medici che ora sono a processo per omicidio colposo. Ciascuno per i rispettivi ruoli nella sequenza durante la presa in carico del paziente, dal peggioramento della malattia fino alla morte. In parallelo è stata avviata anche una causa civile.
Una vicenda dolorosa quella del professionista, la cui salma venne riesumata, a distanza di tre mesi e mezzo dal decesso, nel cimitero di Orvieto, per consentire l’autopsia necessaria dopo la denuncia dei familiari. Per loro sono fondati i dubbi su una presunta negligenza sanitaria, ritenuta cruciale nell'aver contribuito al decesso del notaio. Nel fascicolo ci sono cartelle cliniche e documenti sanitari che danno conto delle condizioni di salute di Siciliani.
Il notaio è stato un personaggio conosciuto in città non solo per la sua attività professionale. La sua incursione, da dirigente, nel mondo del calcio lo aveva consegnato alle cronache del Pisa quando, negli anni Settanta, era stato commissario straordinario del Pisa Sporting Club nella stagione 1971-72 dopo sette anni di presidenza di Giuseppe Donati, il presidente che aveva riportato il Pisa in serie A nel campionato 1967-68. Ma era stata la professione di notaio ad averlo reso famoso a Pisa, anche, negli ultimi anni, per vicende che lo avevano amareggiato. Disavventure giudiziarie di cui aveva sofferto e che avevano offuscato il successo raccolto nella sua lunga attività che aveva il suo epicentro nella sua casa-studio, in piazza Sant’Antonio. —
Pietro Barghigiani
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