Gioco
La città e il mondo accademico snobbano il ministro Bonafede
PISA. Dal tutto esaurito dello scorso mese di febbraio all’aula magna semivuota di ieri mattina.
Il ministro della giustizia Alfonso Bonafede torna alla Sant’Anna di Pisa per partecipare a un convegno sull’etica e legalità dell’impresa ma la sua parabola personale sembra quella del suo partito prima e dopo le elezioni europee. Al centro delle attenzioni 4 mesi fa, ieri il politico M5s è stato quasi snobbato dal mondo accademico, dagli stessi studenti nonché dai vertici locali delle istituzioni.
Lo scorso febbraio venne accolto dal sindaco Michele Conti, mentre ieri l’amministrazione comunale era assente. Un’assenza dovuta ad altri impegni - come l’organizzazione della Luminara e l’inaugurazione del museo delle navi agli Arsenali Medicei - ma fa il paio con l’assenza del procuratore capo, dei vertici dell’ordine degli avvocati e di tutte le altre personalità presenti pochi mesi fa. Ad accogliere Bonafede sono stati Virginio Carnevali, presidente di Transparency international Italia (organizzatore dell’evento) e Gaetana Morgante, docente di diritto penale all'Istituto Dirpolis (Diritto, politica, sviluppo) della Scuola superiore pisana nonché coordinatrice scientifica dei Business Integrity Events.
Al suo arrivo il ministro ha risposto ai cronisti presenti sul caos procure che coinvolge il Consiglio superiore della magistratura. «Mattarella ha indicato l’obiettivo, ovvero voltare pagina cambiando regole, e noi stiamo lavorando per realizzarlo – ha detto –. È necessario restituire credibilità alla magistratura, che ci tengo a dire è tra le migliori del mondo, e per farlo è necessario alzare un muro tra magistratura e politica. È chiaro che se un magistrato vuole avere un ruolo attivo in politica è libero di farlo ma deve sapere che se si candida non potrà più tornare alla magistratura giudicante e inquirente. Perderebbe infatti l’indispensabile requisito di terzietà».
Un’affermazione che ha fatto discutere quanto alcuni passaggi del suo intervento al convegno. Così come accadde lo scorso febbraio per il «processo a fisarmonica», tanto la proposta di «equiparare i colletti bianchi ai terroristi» quanto l’affermazione che «quando si parla di corruzione, per fare il politico non basta essere innocenti» sono stati accolti con scetticismo dalla platea dell’aula magna della Sant’Anna. —
Giuseppe Boi
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