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Caso maleodoranze tra Pisa e Livorno, no all’archiviazione

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calambrone. Per l’avvocato Daniele Grillotti si è trattato di una decisione “storica” in materia di ambiente. Il giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Livorno ha emesso un’ordinanza che prevede il respingimento della richiesta di archiviazione formulata dalla Procura della Repubblica di Livorno in merito ai tre esposti prodotti dall’avvocato Grillotti in rappresentanza dei residenti nei comuni di Collesalvetti, Livorno e Pisa (Calambrone), sulle note vicende delle maleodoranze, invitando il pubblico ministero a procedere, entro il termine di mesi sei, ad ulteriori indagini, evidenziando la rilevanza dei dati contenuti nella documentazione prodotta. «Sarà sufficiente quindi – sostiene l’avvocato – che il pubblico ministero, seguendo le indicazioni del Gip che ringrazio sentitamente, effettui, come da me richiesto, il sequestro probatorio dei dati disaggregati (che sarebbero le emissioni in base alle quali si individua chi ha emesso cosa e in quali quantità), relativi alle analisi in possesso di Arpat e prodotti dalle stesse aziende, per individuare i soggetti responsabili e dimostrare a loro carico la violazione dell’art. 674 del codice penale».

Secondo l’avvocato, però, a questo punto diventa fondamentale che il materiale da acquisire sia quello corretto (i dati disaggregati e non i dati complessivi): a quel punto le aziende petrolifere che insistono nell’area nord della città di Livorno dovranno rispondere delle maleodoranze che hanno cagionato in questi anni alla popolazione di Livorno nord e di Pisa sud. «Tanti prima di noi nei decenni precedenti avevano tentato di ottenere dei risultati senza riuscirci – sottolinea Grillotti –. Questa ordinanza rappresenta un precedente unico in Italia e per la prima volta si potrebbe aprire un processo storico contro le società petrolifere per l’inquinamento atmosferico prodotto. Per quanto riguarda la raffineria a Stagno, ci sono già delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal ministero dell’Ambiente, dove sono già stati individuati come responsabili». —

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