Il Tirreno

Pisa

L’ex parroco sotto accusa 

Partito il processo a don Euro chiesta la perizia psichiatrica

Libero Red Dolce ; ALTRO SERVIZIO A PAGINA 10
Partito il processo a don Euro chiesta la perizia psichiatrica

Mossa a sorpresa della difesa che punta sull’incapacità di intendere e di volere Il maresciallo che condusse le indagini: «In 10 anni sul suo conto 5 milioni»

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Si apre il processo all’ex parroco Luca Morini, originario di Pontasserchio e conosciuto come don Euro. E la sua legale, l’avvocato Giovanna Barsotti, ha chiesto una perizia per incapacità d’intendere e volere sulla quale il presidente del collegio giudicante Ermanno De Mattia si è riservato di decidere alla prossima udienza fissata per il 17 di luglio. Nel primo giorno di udienza è stato ascoltato il maresciallo dei carabinieri Alessandro Schiffini ha ricostruito le lunghe indagini che hanno portato al processo: dai milioni di euro passati per il conto del parroco, ai soldi della parrocchia utilizzati per fare la bella vita passando per i rapporti con il vescovo Giovanni Santucci e la presunta estorsione ai danni di quest’ultimo, ricattandolo per avere denaro con la minaccia di svelare un dossier scottante sui “fattacci” dei parroci della curia apuana.

Nei confronti di Morini rimangono le accuse per le ipotesi di reato di estorsione, auto riciclaggio, detenzione e cessione di stupefacente e sostituzione di persona. Cadono invece tutti gli altri capi d’imputazione: non ci sono state querele di parte, nessuno insomma a parte il grande accusatore, l’escort Francesco Mangiacapra, ha denunciato Morini. E dunque non si procederà per truffa ai danni dei fedeli, accusa che riguardava l'impiego dei denari offerti dalle persone alla chiesa. Inoltre il processo è stato unificato con quello di Emiliano Colombi, amico intimo e secondo l’accusa ex amante di don Euro, accusato di riciclaggio. Quest’ultimo è difeso dagli avvocati Giuseppe Del Papa e Maria Cristina Babboni. Infine si sono costituiti come parte civile anche quattro escort che ebbero a che fare con Morini, difesi dagli avvocati Luca Benedetti e Michela Biasini.

Dopo i celebri filmati pubblicati sulle reti Mediaset dal programma Le Iene, Schiffini racconta come i carabinieri si attivarono per le indagini, sollecitati anche da una lettera di denuncia arrivata da Mangiacapra. I primi a essere sentiti furono i membri del consiglio di amministrazione parrocchiale di Caniparola, ultima sede lavorativa di Morini. «Scoprimmo – racconta Schiffini interrogato dalla pm Alessandra Conforti – che si erano tutti dimessi, in aperta polemica con la gestione dei soldi del parroco, nonché per le sue condotte. Ci raccontarono che si faceva venire a prendere dall’autista con delle macchine di lusso. La cosa strana è che il vescovo accettò queste dimissioni senza prendere provvedimenti nei confronti». «Nei 26 anni di sacerdozio – prosegue il militare – da quello che abbiamo acquisito lui ha sempre fatto queste cose. Sotto Pasqua e Natale aveva un elenco di famiglie e imprenditori ai quali, anche tramite intermediari, chiedeva denaro per le offerte. Poi quei soldi li versava sul suo conto o magari li utilizzava subito. Appoggiandosi a Colombi, che allora ne era succube e che li girava sul proprio conto per poi versarglieli».

L’accusa di estorsione parte invece dai versamenti che arrivavano al parroco da parte del vescovo Giovanni Santucci. «Avevamo il sentore che qualcosa non andasse. Nonostante le accuse dei parrocchiani, Morini venne spostato in una casa di proprietà della curia a Tirrenia, poi a casa Faci e infine la curia acquistò una casa a Massa, dove lo sistemò pagandogli le utenze. Il vicario del vescovo, in disaccordo con questa scelta, si dimise dal suo ruolo», racconta ancora Schiffini.

Lo stesso investigatore ha riferito che pure «a colf di don Morini veniva pagata in nero direttamente dal vescovo con 800 euro al mese. Ci sono intercettazioni telefoniche in cui i due si accordano proprio sulla cifra da corrispondere alla colf. Dalle indagini risulta che ogni settimana i 200 euro venivano inseriti in una busta che veniva consegnata dal vescovo al suo segretario personale e da questi a don Luca».

Tutto gira intorno ai soldi e non a caso, il soprannome nato dall’implacabile arguzia popolare, è Don Euro. Schiffini stima che in 10 anni sul suo conto siano passati «circa 4 o 5 milioni di euro. Alcuni provò a ripulirli comprando una casa che sostenne servisse per il padre e rivendette. O diamanti per 125mila euro, tenuti in banca». Ma c’è di più in quel controverso rapporto col vescovo. Quando i carabinieri perquisirono la sua casa per la seconda volta, alla ricerca del famigerato dossier, lui chiamò il suo superiore chiedendo di contattare l’ex procuratore Aldo Giubilaro per bloccarli. «Abbiamo constatato – racconta il carabiniere – che questi più volte contattò il procuratore chiedendo appuntamenti, che a volte avvennero in procura e altre volte in curia». Prossima udienza il 17 luglio. —



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