Gioco
B come batticuore Arena Gli eroi sono a 500 km ma è come se fossero qui
Tutti in curva Nord, sfidando il caldo, già due ore prima del fischio d’inizio Abbracci, pugni e lacrime tra bandiere e striscioni accompagnano l’impresa
Lacrime. Per un sogno finalmente estratto dal cassetto. Braccia al cielo. Per una città che, almeno sportivamente, torna a festeggiare. Urla. Per sfogare l’adrenalina accumulata in oltre due ore di attesa. Sciarpe e bandiere per colorare una pagina di storia della città. Sportiva e non.
L’Arena Garibaldi esplode di gioia. E lo fa al termine di 120 minuti durante i quali non ha mai smesso di accompagnare, idealmente, gli undici nerazzurri al trionfo finale. Tanti, tantissimi, ben oltre i 3.300 tagliandi messi a disposizione, hanno affollato la curva Nord per seguire la partita più attesa di tutta la stagione dal maxischermo installato dal Comune. A quasi 500 chilometri di distanza gli stessi colori, lo stesso tifo, lo stesso grido: “Siamo in B! Siamo in B”.
La memoria torna al passato. Tre anni fa: sembra quasi un’eternità. La curva Nord gremita per assistere a distanza l’undici guidato da mister Gattuso espugnare lo Zaccheria di Foggia. Stesso caldo, stessa afa ad accompagnare interminabili minuti di gioco, scanditi dalla tensione e dal tifo di chi, seppur a distanza, non ha voluto far mancare il suo apporto. Un déjà vu che si concretizza. Un sogno che torna a materializzarsi. Con ragazzi, adulti e famiglie che hanno affollato la curva Nord già due ore prima del fischio di inizio. Non ci sono le coreografie che nelle ultime settimane hanno raccolto gli applausi da ogni parte dello Stivale. Non ci sono i gruppi del tifo organizzato. Il cuore del tifo pisano batte comunque di migliaia e migliaia di anime. Bandiere, sciarpe e vessilli neroazzurri o rossocrociati colorano i grigi scaloni dello stadio. Il battimani accompagna i cori che, idealmente, si uniscono a quelli scanditi dagli oltre 4. 500 pisani che hanno affollato lo stadio di Trieste. La temperatura sale, i decibel anche.
La curva Nord diventa bollente quando il Pisa inizia a macinare gioco. Si trasforma in una bolgia quando il Pisa gonfia la rete. Una, due, tre volte. Un entusiasmo smorzato dal momentaneo pareggio della Triestina: una parentesi in attesa del successivo boato arrivato con il raddoppio dei nerazzurri. I fumogeni illuminano il plumbeo cielo che nel frattempo ha ricoperto la curva. Il loro acre odore si mescola allo sventolio di sciarpe e bandiere, che non si interromperà più fino al triplice fischio finale. Un mix di speranze, scongiuri ed emozioni che ha fatto da sfondo al grido di gioia che ha riempito l’Arena in un finale scandito da abbracci, pugni alzati al cielo e lacrime.
Le stesse versate tre anni fa da mister Gattuso su quegli stessi scaloni. Altri tempi, stesse emozioni. “Siamo in B! Siamo in B! ” gridano quasi increduli bambini, ragazzi ed adulti. Riuniti in uno stesso ideale abbraccio in quella che è stata una festa dello sport. Una festa per la città e l’intera provincia che, dopo 120 interminabili minuti, si è trasferita per le strade del centro per innalzare al cielo quello lettera, la B, che proietta il Pisa nel calcio che conta. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
