Gioco
Medico-assenteista condannato a risarcire l’Azienda ospedaliera
Conto di 22mila euro per il danno patrimoniale e oltre 9mila per quello d’immagine. Figurava al Santa Chiara ma lavorava in cliniche private o era in giro per convegni
PISA. Non c’è solo il danno patrimoniale per le assenze dal lavoro, nonostante la formale presenza in ospedale. È stato accertato anche un danno di immagine.
La sezione d’appello della Corte dei conti condanna in via definitiva il dottor Paolo Giovanni Artini, 58 anni, di Arezzo, a risarcire l’Azienda ospedaliera con 22mila euro per il danno patrimoniale e 9.700 euro quello d’immagine, dimezzato rispetto alla somma decisa in primo grado dai giudici contabili di Firenze.
Un importo di oltre 31mila euro da versare all’Aoup per chiudere il fronte del danno erariale dopo quello penale che, in Cassazione è stato certificato, con la conferma della condanna per il reato di truffa a un anno e 2 mesi con provvisionale di 10mila euro all’Aoup.
Due filoni arrivati al traguardo per una storia di assenteismo del medico, da tempo uscito dall’Azienda ospedaliera. Avrebbe preso soldi nonostante si trovasse fuori dall’ospedale per partecipare a congressi o lavorare in cliniche private. Un’assenza dal servizio comunque retribuita. Nel novembre 2013 Artini, all’epoca dei fatti responsabile del laboratorio di procreazione assistita al dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale, Divisione di Ostetricia e Ginecologia dell’Università e ricercatore universitario a tempo indeterminato, fu condannato per truffa. Secondo la Procura per l'azienda ospedaliera il dottore figurava come presente al Santa Chiara mentre prendeva parte a congressi internazionali. E ancora, negli stessi giorni in cui risultava in servizio per l'Aoup prestava la sua opera professionale da privato in cliniche o negli ospedali di Lecce e Bari. La contestazione di danno erariale è riferita al pagamento dello stipendio nonostante lavorasse per i privati o in libera professione. Una sovrapposizione di giorni in cui figurava nelle stesse ore al Santa Chiara e in Puglia, a fare fecondazioni assistite o a partecipare a convegni.
La tesi difensiva del medico è stata quella del monte ore a credito verso l’Azienda ospedaliera da utilizzare a suo piacimento. In pratica Artini sosteneva di aver lavorato molto più di quanto fosse stato retribuito. E quindi aveva delle ore da impiegare per le quali non chiedeva emolumenti. Sul punto la Corte dei conti di Roma scrive che «i debiti orari riconducibili ad assenze dal servizio realizzate con modalità fraudolente non possono integrare una componente negativa suscettibile di essere neutralizzata dalle maggiori prestazioni registrate in altre fasi del rapporto di lavoro. Si consideri in proposito che, in un’organizzazione complessa, quale è la struttura ad elevata complessità dell’Aoup, la previsione di meccanismi di flessibilità oraria non è un generoso privilegio concesso alla dirigenza medica, ma rappresenta un efficace strumento di responsabilizzazione. Inoltre, non può essere ignorato che il soddisfacimento delle esigenze assistenziali ed organizzative necessita di un impegno lavorativo modulato sui bisogni della struttura e non su quelli egoistici del sanitario: il fatto che quest’ultimo sia ricorso a modalità fraudolente per sottrarsi agli impegni lavorativi esclude ogni possibilità di bilanciare il monte ore lavorative fisiologicamente accumulato con i debiti orari prodotti durante le assenze ingiustificate». —
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