Il Tirreno

Pisa

L’ABBRACCIO DEL POPOLO NERAZZURRO 

La Nord si sposta in tribuna e la passione ribolle all’Arena

Andrea Chiavacci

Un migliaio di tifosi nell’ultimo allenamento prima della partenza per Trieste Intonati tutti i cori storici, anche il magico “Per quelli innamorati come noi”

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PISA. «Sappiamo qual è la spinta che ci può dare la tifoseria a Trieste. Lo abbiamo visto già nella rifinitura, sono bravissimi a non farci sentire mai soli. Ci siamo molto emozionati nel sentire i cori all’allenamento, con tanta gente che ha voluto farci sentire il suo affetto in un giorno lavorativo, e che anche quando le cose non andavano bene ci sono sempre stati. All’Arena minimo in 6mila e in tutte le parti d’Italia. Ti lasciano sempre senza parole». Parole e musica di Luca D’Angelo. Il tecnico nerazzurro abbraccia tutta la tifoseria che oggi palpiterà per la sua squadra e in particolare quel migliaio di tifosi che hanno trasformato l’ultima rifinitura dell’anno in una vera partita.

La squadra nasconde le sue mosse, ma al pubblico va bene così. L’importante è farsi sentire e non lasciarla sola, mai. I tifosi prima di entrare si mettono in coda nel piazzale antistante la tribuna. Le porte dell’Arena si aprono poco dopo le 10.30, quando la squadra ha già iniziato il proprio lavoro, e la tribuna inferiore diventa una mini curva Nord con striscioni, bandiere e cori. Tifosi e tifose di tutte l’età. I più giovani cantano e ballano, i più curiosi cercano di osservare cosa succede in campo. C’è chi fa il conto alla rovescia delle ore che mancano al fischio d’inizio e chi racconta di essersi rivisto qualche partita d’annata.

In tutti l’ansia positiva delle grandi vigilie. Speranza e fiducia, dovuta alle belle prestazioni della squadra, ma anche il timore per una gara sempre aperta ad ogni soluzione. Come in un giallo di Agatha Christie o di Alfred Hitchcock. C’è chi non dorme la notte, chi cerca ancora un biglietto e chi resterà davanti al maxischermo dell’Arena, ma non tutti visto che i 3.300 posti sono andati esauriti in poche ore venerdì mattina. Chi la guarderà a casa. Tutti con quelle facce da finale playoff, la quinta della storia nerazzurra.

Cercando di godersi il momento fino all’ultima stilla di energia. La Nord canta, e anche se ci sono più di trenta gradi mette i brividi. La colonna sonora prevede l’ampio repertorio storico compresa la new entry “Sway”. Il classico di Frank Sinatra, rivisitato in tempi più recenti da Michael Bublè, diventa un po’l’inno di questo momento sospeso a metà tra il sogno e la realtà. Perché in fondo il calcio serve soprattutto a questo, a muovere le fantasie di quei tifosi che ci mettono passione e amore.

Non solo oggi, nel giorno più importante, ma 365 giorni all’anno. Durante ilo riscaldamento si esulta ad ogni gol e ogni volta che la squadra si ferma per dissetarsi parte un boato e calciatori rispondono battendo le mani.

Sono 45 minuti di intensità esclusivamente emotiva. La squadra il suo lavoro ormai lo ha svolto, è come quello studente che a poche ore dall’esame cerca di ingannare l’attesa. La simbiosi con la gente di Pisa è totale. Un corpo unico che si intreccia, a suon di saluti e incoraggiamenti, a fine allenamento e anche alla partenza del pullman dall’Arena. La squadra calcia qualche pallone in tribuna e stavolta, dopo i tanti applausi ricevuti negli ultimi sei mesi, sono i giocatori a battere le mani al pubblico. L’ultimo ad andarsene dal campo è il diesse Roberto Gemmi, anche lui calcia un pallone per nascondere tutta la tensione per questo appuntamento. “Per quelli innamorati come noi”, intonano i tifosi. Ed è proprio così, un amore infinito per una maglia che fa impazzire una città intera. Come un vulcano che attende solo di esplodere. –

Andrea Chiavacci

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