Il Tirreno

Pisa

l’iniziativa 

I classici portati sul palcoscenico dai detenuti-attori del Don Bosco

Carlo Venturini
I classici portati sul palcoscenico dai detenuti-attori del Don Bosco

Si è concluso il percorso annuale della Scuola di Teatro realizzata dai Sacchi di Sabbia con il contributo della Regione e della Fondazione Pisa

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PISA. Il carcere diventa un palcoscenico grazie ai Sacchi di Sabbia, alla Fondazione Pisa ed alla Regione Toscana. Si è concluso il percorso annuale della Scuola di Teatro Don Bosco. Dopo la rappresentazione de “La Tempesta di Shakespeare”, spettacolo che ha visto insieme sulla scena gli allievi detenuti e gli studenti della Scuola Normale, il palcoscenico della casa circondariale ha ospitato anche due spettacoli della compagnia “I Sacchi di Sabbia” che, grazie al contributo di Fondazione Pisa e Regione Toscana, da anni cura questo progetto.

La due giorni è stata inaugurata con “Andromaca” da Euripide, rivisitazione della tragedia greca in chiave ironica. A seguire, al Don Bosco si è messa in scena “I Dialoghi Degli Dei”, dall’opera di Luciano di Samosata. Chiudere con due classici, rappresentati da professionisti, chiosa perfettamente il percorso annuale della scuola, che ha visto una quarantina di allievi detenuti elaborare, coadiuvati dai normalisti, due testi antichi di grande importanza: “Gli Uccelli” di Aristofane e “La Tempesta” di Shakespeare.

Francesca Censi, coordinatrice del progetto, attrice ed animatrice storica con Paolo Pierazzini della Compagnia del Lux, dice: «La scuola è prima di tutto un luogo di confronto umano e culturale dove le allieve e gli allievi possono fare esperienza di socialità e comunicazione attraverso il linguaggio del teatro, della letteratura e della poesia». Gabriele Carli de “I Sacchi di Sabbia” dice: «Il progetto ha dato buoni risultati sia dal punto di vista della partecipazione, con quaranta allievi l’anno, tra detenuti e detenute, sia dal punto di vista rieducativo. È stato infatti rilevato, dall'area pedagogica dell’istituto, che attraverso la pratica teatrale e il confronto con il gruppo, i detenuti, quelli con problemi di tossicodipendenza, sono riusciti a far emergere capacità mai utilizzate». Ogni ciclo di lavoro ha previsto una performance finale dei detenuti aperta al resto della popolazione carceraria. Censi e Carli sono stati coadiuvati da Carla Buscemi. —

Carlo Venturini

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