La protesta
«Limitare la presenza dei pisani» Valanga di polemiche sul vicesindaco
Chi è il politico leghista di Trieste che non vuole i tifosi nerazzurri al Rocco e boccia in diretta Fb l’Arena Garibaldi
Il silenzio è d’oro è un proverbio che non compare nella forma mentis di Paolo Polidori, 54 anni, imprenditore, vicesindaco leghista di Trieste. Da ieri anche un personaggio da stadio che a Pisa è destinato a lasciare il segno. Un volto e, subito dopo, anche un nome. Con Internet a venire in soccorso di chi voleva conoscere l’autore di una serie di stilettate contro stadio e tifosi pisani.
Ha esordito con una diretta Facebook dalla curva sud per criticare la scarsità di biglietti (500) assegnati agli ospiti.
«Ce ne stavano almeno 1.500, qualcuno deve dare spiegazioni» ha scandito puntando lo sguardo sul telefonino trasformato in telecamera. Non si era informato, l’amministratore leghista, che per motivi di sicurezza la capienza massima è quella. Non ci sono dietrologie. E i retropensieri del vicesindaco sembrano più sfoghi da ultras che da politico che studia prima di parlare. E spara sentenze. D’altronde il dna di Polidori si forma al tempo di “Roma ladrona, la Lega non perdona”. Slogan primordiali, idee basiche per fare presa sugli arrabbiati contro il sistema. La battuta che cattura e irretisce e solletica la pancia degli elettori. Nella trasferta di mercoledì la platea a cui si rivolgeva il vicesindaco erano i tifosi triestini.
Nella diretta Fb, mezzo che Polidori dimostra di frequentare con la passione del suo Capitano Salvini, l’amministratore non solo ha bocciato la presunta penuria di posti in curva sud, ma del suo severo giudizio ha fatto le spese anche l’Arena Garibaldi. «Una squadra con uno stadio del genere non può andare in serie B» ha sentenziato per poi rammaricarsi dei servizi igienici scadenti al pari di quelli offerti dal bar. «Il Rocco (stadio di Trieste, ndr) vince 10-1» è stata la chiusa finale. Il danneggiamento a un pulmino dei tifosi con la rottura di un finestrino è stato il pretesto, ribadito anche ieri alle tv locali, per andare dal prefetto triestino e invocare un rischio di ordine pubblico così prossimo agli scontri da vietare domenica la trasferta dei pisani. «O almeno di limitarne la presenza» ha aggiunto. Ammesso che qualcuno abbia idee bellicose, al di là di una competizione agonistica che è il sogno delle due città, il vicesindaco butta a mare qualunque diplomazia e dopo aver appiccato un piccolo rogo si piazza con una pistola alla pompa di benzina e spara carburante. Grafomane e appassionato di dietrologie nel 2017 scrisse su Fb un post intitolato “Malaria? Ragioniamoci un attimo”. E via con una serie di “guarda caso” sull’arrivo di migranti, il ritorno di malaria e tubercolosi, l’ossessione per i vaccini e il conseguente arricchimento dell’industria farmaceutica. Per arrivare al solito Soros, il finanziere che sostiene, è la vulgata ricorrente mai confermata, le Ong che soccorrono i migranti in mare. Un decalogo da grillino più che da leghista. Per coltivare il verbo da duro e puro si è distinto a gennaio quando buttò in un cassonetto le coperte di un senzatetto. «Il segnale è: tolleranza zero!!». Ora non vuole i pisani al Rocco. E dire che il suo slogan elettorale era: «Abbiamo un interesse in Comune... riportare il buon senso a Trieste!». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google