Italia
«Danno d’immagine, custodirò la Scuola»
Il nuovo direttore della Normale commenta il “caso Napoli” Ieri il passaggio di consegne tra Giardina e Ambrosio
Pisa. «La Scuola va custodita, perché anche in queste settimane ho avuto modo di constatare il prestigio accademico di cui gode, ma non bisogna sottovalutare il danno di immagine avvenuto nei mesi passati». È con questa valutazione e questo proposito che ieri mattina il professor Luigi Ambrosio, direttore della Scuola Normale di Pisa ha accompagnato la cerimonia del passaggio di consegne nella Sala Azzurra del Palazzo della Carovana con il collega e ex direttore facente funzione, Andrea Giardina, che ha traghettato la prestigiosa istituzione in questi mesi intercorsi tra le dimissioni di Vincenzo Barone e l’elezione del nuovo direttore. Parlando di “ danno d’immagine” il riferimento è stato al fin troppo vivace dibattito degli ultimi mesi, prima delle dimissioni di Barone, sulla opportunità di “clonare” la Normale all’interno di un progetto - lautamente finanziato dal ministero - portato avanti dalla Federico II di Napoli. Tema sul quale, al dibattito interno alla Scuola, si è sovrapposto lo scontro politico.
«Cercherò di valorizzare la ricchezza di idee ed energie di cui la Normale è così piena, pur con i miei limiti e difetti, di cui sono consapevole - ha dichiarato Ambrosio durante il suo intervento -. Per colmare i primi avrò e sto avendo un prezioso aiuto da tutti i voi, sui secondi dovrò lavorarci». Poi rivolgendosi a Giardina ha aggiunto: «Ringrazio Andrea Giardina perché ho imparato molto da lui in questo periodo di vicinanza e anche per la sintonia che si è creata».
«Stiamo affrontando un momento difficile – aveva in precedenza dichiarato Giardina -. Non mi riferisco alle ultime vicissitudini della Scuola Normale, che sono ormai alle nostre spalle, ma alla contingenza storica che stiamo vivendo, che richiede un impegno particolare a chi opera per la cultura e per la scienza e ha a cuore la religione laica dell’insegnamento. Assistiamo allo smantellamento di valori morali e culturali che ritenevamo parte del nostro modo di vivere nel rispetto della dignità umana. Ma già Tacito ricordava che come i corpi crescono lentamente e velocemente deperiscono, così gli ingegni e la cultura è più facile sopprimerli che riportarli in vita. In frangenti come questi, quella respublica che chiamiamo Scuola Normale ha bisogno di un respiro forte, non parossistico ma intenso, ha bisogno di una vitalità sobria e acuta, come lo stile di Luigi Ambrosio».
Di sobrietà e garbo, attenzione nei confronti dell’interlocutore che caratterizzano il nuovo direttore aveva parlato anche il preside della classe di Lettere, Gianpiero Rosati, nel suo intervento ad inizio cerimonia, «uno stile che Ambrosio ha in comune con il suo antico maestro in Normale, il matematico Ennio De Giorgi».
Dopo la nomina ufficiale avvenuta per decreto del Ministro Marco Bussetti mercoledì 29 maggio, il direttore ha partecipato lunedì scorso al primo cda federato, ha incontrato mercoledì il capogabinetto del Ministro, e nelle prossime ore annuncerà la lista di delegati e prorettori, così come il 12 giugno il nuovo vicedirettore. «Sono giorni molto intensi, nei quali ho già avuto incontri proficui con il rettore dell’Università di Pisa, Paolo Mancarella, con il rettore dell'Università di Firenze Luigi Dei e con l’amministrazione del comune di Firenze – ha detto ancora Ambrosio -. Con la professoressa Sabina Nuti, rettrice della Scuola Sant’Anna, abbiamo avuto diversi colloqui sul tema cruciale della Federazione». —
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