Lutto
La città di Romeo e lo stadio Rocco, un fascino particolare
Matteo Anconetani commentava su Facebook: «Fa strano che nel ventesimo anniversario della tua morte la finale sia Pisa-Triestina».
Già, perché Trieste è la città natale di suo nonno Romeo, il Presidentissimo (27 ottobre 1922 - Pisa, 3 novembre 1999), dirigente sportivo, giornalista (molti non lo sapevano, ma è così) e anche imprenditore al di fuori del calcio (la sua ditta si chiamava Alabarda). E proprio sull’asse Pisa-Trieste si decide il futuro dei nerazzurri, con la doppia finalissima per la B. Con il ritorno al “Nereo Rocco”, dove nei primi anni ’90 assistemmo ad una delle prime gare giocate nel nuovo impianto. Quella gara, o meglio il suo contorno, aveva qualcosa di particolare: insieme al collega Aldo Orsini andammo il giorno prima, per intervistare Ettore Anconetani, che di Romeo era il fratello maggiore.
A distanza di tanti anni (almeno 25), quell’incontro ci ricorda un’altra coppia di fratelli tanto geniali quanto diversi: Paolo Villaggio e il suo gemello “pisano”, matematico e ingegnere, docente all’Università e alla Normale.
I due Anconetani erano così. Romeo geniale ed estroso, il fratello (scomparso una decina d’anni fa) una persona compita, funzionario di polizia: era il responsabile di tutto il parco auto e fluviale delle forze dell’ordine triestine.
Ci dette appuntamento in un bar del (bellissimo) centro, fu molto cortese e non ci dette una-notizia-una, al contrario di Romeo che in pochi minuti era capace di insultarci, invitarci a pranzo (e cucinare) e soprattutto darci da scrivere per giorni.
Prima di dedicare la sua vita al calcio - ha ricordato il figlio Adolfo a gianlucadimarzio.com - Romeo fu un designer: si era diplomato a Trieste, sua città d’origine, nel ’39. Aveva 17 anni e una passione per il pallone alimentata dall’amicizia con Nereo Rocco. Proprio lui, il leggendario Paròn, alla cui memoria è intitolato lo stadio dove fra pochi giorni entreremo con grande rispetto e nessun timore reverenziale, così come farà la squadra di D’Angelo.
Dopo il diploma, le strade di Romeo e di Ettore si separarono: il fratello maggiore iniziava la sua carriera in Polizia, il Presidentissimo andò a lavorare a Milano per la Montecatini come disegnatore industriale.
Poi ci fu la guerra, Romeo si trasferì a Firenze e iniziò a lavorare nel calcio partendo dall’Empoli nel ’50. Inventò la figura del procuratore, insegnò il mestiere ai più bravi, girò altri club, fece grande il Pisa. Ma Trieste era pur sempre la sua città.
E per questo, il capoluogo della regione Friuli Venezia Giulia per i tifosi pisani ha sempre un fascino particolare: in questi giorni non affronteremo un avversario qualsiasi, ma “la città di Romeo”. Sperando naturalmente di battere gli alabardati, perché il fascino è fascino, ma il Pisa è molto di più.
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