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CRAC

Sesta Porta: buco da nove milioni, ma c'è un piano per il rientro

Francesco Loi
L'area della Sesta Porta
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L'area della Sesta Porta

Intesa con Ingv, altre parti saranno acquistate dal Comune: vi andranno la Protezione civile e la Polizia municipale

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PISA. Un piano per evitare il crac. Il caso è quello della Sesta Porta, il polo intermodale di via Battisti, in zona stazione. Il problema è un buco da 9 milioni di euro che si trascina da tempo. Le banche bussano, le rate dei mutui pressano e, nel gioco ad incastro, in ultima battuta sono le casse di Palazzo Gambacorti a rischiare il salasso. Ora si intravvede la svolta, attraverso un’azione combinata che comprende sia un’intesa con Ingv che un esborso diretto dell’amministrazione. Nei giorni scorsi, su questo, il via libera della giunta.

Tutto ha origine da quando, dodici anni fa, il Comune decise di dare il via all’operazione Sesta Porta. Primo passo, la costituzione di Sviluppo Pisa, società immobiliare ad hoc detenuta al 100% da Pisamo (a sua volta proprietà quasi interamente del Comune di Pisa). L’operazione si reggeva, in larga parte, su un pilastro: la cifra che l’Ingv (l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) avrebbe dovuto pagare comprando un intero piano dell’edificio, il secondo, dove accorpare le varie sedi che ha in città. Quei 9 milioni, in sostanza. Peraltro l’edificio, dovendo ospitare proprio anche l’Ingv, è stato costruito con particolari criteri antisismici. Dunque, una maggiorazione dei costi. L’Istituto nel maggio 2009 aveva stipulato un contratto preliminare per l’acquisto di una porzione di circa 3mila mq della Sesta Porta per 9 milioni. Poi però, tra fine 2012 ed inizio 2013 l’Ingv, soggetto pubblico vigilato dal ministero dell’Istruzione, ha comunicato la sua retromarcia. Motivo? L’opera non sarebbe stata più in linea con i programmi e le risorse disponibili. Di conseguenza sono scattate alcune azioni giudiziali contro l’Istituto. Il giudizio si è concluso per il pagamento delle fatture 1 e 2 del 2013 (per un totale di 2,7 milioni), dopo una sentenza con cui il Tribunale ha condannato Ingv al versamento in favore di Sviluppo Pisa, nel frattempo finita in liquidazione. Poi l’Istituto ha fatto appello e Sviluppo Pisa si è costituita. A partire dallo scorso novembre sono stati frequenti gli incontri e le corrispondenze con Ingv per risolvere il contenzioso.

L’intesa dovrebbe essere siglata a breve, con accordo a metà strada: l’Istituto è pronto ad accollarsi circa due terzi di quanto pattuito all’origine, per una cifra intorno ai 5.7 milioni di euro. Ma per mettere in sicurezza Sviluppo Pisa, quindi i bilanci di Pisamo, e quindi ancora le casse comunali, non è sufficiente. Da qui il via libera della giunta per procedere all’acquisizione da Sviluppo Pisa di altre due parti della Sesta Porta: il piano terra per 359 mq lordi e il primo piano per 157 mq lordi. Il totale deve arrivare a quei 9 milioni per i quali è già stata chiesta dal Comune la moratoria al pool di banche verso le quali è presente l’esposizione. «Abbiamo ereditato dal Pd una situazione veramente complessa - dice il sindaco Michele Conti -. Un quadro preoccupante, il debito con il pool di banche è enorme e dobbiamo intervenire quanto prima. Dobbiamo mettere in sicurezza le società pubbliche coinvolte e la stessa amministrazione comunale». Ma perché l’acquisto di due piani, o porzioni, della Sesta Porta? «Vi trasferiremo, al primo piano, gli uffici della Protezione civile, che lì troveranno la loro collocazione più adeguata. Al piano terra invece allestiremo locali per la Polizia municipale, a cominciare dagli spogliatoi e da altre strutture richieste. Aumentando l’organico è necessario dotare il corpo della Municipale di spazi adeguati».

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