Attenzione
Gambini finalmente consigliere comunale «Non è una rivalsa»
SAN GIULIANO TERME. Un anno fa, dopo le elezioni amministrative pisane che hanno portato al governo della città la giunta leghista, si apriva anche il caso Gambini, il consigliere leghista più votato che, a causa di un contenzioso con il Comune di Pisa, è poi decaduto dalla carica e non ha potuto aspirare a fare il presidente del consiglio comunale.
Ebbene, ad un anno di distanza, Gianluca Gambini entra nel consiglio comunale di San Giuliano Terme dove si è presentato con la Lega e dove, anche qui come a Pisa, è stato tra i più votati della sua lista. Per Gambini la scelta di presentarsi a San Giuliano non è stato un ripiego o una rivalsa, ma una ragione affettiva perché è proprio da qui che proviene la sua famiglia e dove ha avuto i natali.
«Io sono nato a San Giuliano e all’età di 8 anni mio padre, che lavorava alle Poste, è stato trasferito a Tirrenia - spiega Gambini -. Qui hanno vissuto tutti i miei parenti e quindi sono legato a questo luogo da un valore affettivo. Ma il dato significativo di questa mia scelta è il consenso e la fiducia che la gente mi ha accordato malgrado non viva a San Giuliano da quarant’anni. Questo mi fa ben sperare e pensare anche alla possibilità di presentarmi per le regionali che si terranno il prossimo anno. Sono felice della buona affermazione personale che ho registrato con queste elezioni nel comune dove sono nato, ma continuerò la mia azione politica anche sul litorale ed a Pisa come ho fatto anche dopo la mia decadenza da consigliere del Comune di Pisa».
Il nodo della questione che ha portato Gambini fuori dal consiglio comunale pisano dopo la sua elezione, è stata l’incompatibilità dal ruolo di presidente del consiglio comunale o anche di semplice consigliere per un contenzioso con il Comune per il terreno su cui sorge la sua casa di famiglia. «Malgrado le memorie, le repliche e le controrepliche sulla faccenda siano stato presentate alla Corte d’Appello Civile la scorsa primavera - afferma Gambini -, ad oggi la Corte non si è ancora pronunciata malgrado i termini previsti siano di sessanta giorni. Chiederò i danni allo Stato». —
Donatella Lascar
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