Il Tirreno

Pisa

slittano i lavori al galilei 

Nuovo terminal, Naldi conferma: «Tempistiche da rivedere»

Valentina Landucci
Nuovo terminal, Naldi conferma: «Tempistiche da rivedere»

È l’effetto della sentenza del Tar sulla pista di Peretola: «Non esiste un piano Firenze e un piano Pisa»

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PISA. «Nessun ricatto da parte nostra, nessuno stop agli investimenti su Pisa. Toscana Aeroporti è un’unica società e come tale deve essere gestita». Roberto Naldi, presidente di Corporacion America Italia, azionista di maggioranza di Toscana Aeroporti di cui è vicepresidente esecutivo, ieri mattina si è trovato a dover gestire un “fronte pisano” bollente per alcune considerazioni apparse su Repubblica e relative agli investimenti previsti nel piano economico e finanziario della società per il Galilei. Il tema era ed è quello degli effetti che il pronunciamento del Tar sulla Via per la nuova pista dell’aeroporto di Firenze, annullata dal tribunale amministrativo regionale, avrà per Pisa. E il punto “giuridico” è evidentemente anche economico: niente pista a Peretola (per ora) niente finanziamento pubblico da Roma per la realizzazione dell’infrastruttura. Di conseguenza occorre rivedere il piano economico e finanziario della società con la certezza di un allungamento dei tempi per la realizzazione degli investimenti su Pisa: 40 milioni di euro circa, lo ricordiamo, nell’ambito dei quali la parte del leone la fa l’ampliamento del terminal finalizzata a aumentare la capacità aeroportuale del Galilei fino a 6,5 milioni di passeggeri annui. . E siamo al dunque: se è vero che rivedere i piani aziendali significa «gestire correttamente la società, da “buon padre di famiglia”», per usare le parole di Naldi, è altrettanto inevitabile che la questione abbia effetti politici, perché il tema, tanto per ribadire, era ed è il rapporto tra Firenze e Pisa.

Alla luce del pronunciamento del Tar cosa deve attendersi Pisa?
«Il nuovo piano economico e finanziario di breve periodo prevederà la continuazione delle progettazioni esecutive di Pisa come se nulla fosse successo, solo probabilmente le tempistiche saranno da rivedere all’interno del piano economico e finanziario del Gruppo».

Qualcuno però, in questa annunciata revisione della tempistica, ha subito letto un ricatto.
«C’è chi a questa vicenda vuole dare una lettura politica distorta. Basterebbe saper leggere le interviste e non solo i titoli. Qualcuno ha addirittura fatto riferimento a “velati ricatti” di Corporacion America verso la Regione ed il Comune. Semmai dovrebbero essere per prime la Regione (cosa che ha già fatto con le parole del Presidente Rossi) ed il Comune di Pisa in qualità di azionisti pubblici di Toscana Aeroporti a chiederci di rivedere il piano investimenti con l’obiettivo di mettere al riparo i conti di Toscana Aeroporti».

Cosa succederà adesso?
«Prima della fusione con Firenze, il progetto di ampliamento dell’aeroporto di Pisa prevedeva un iter a più fasi (4) e con tempi più dilatati nel tempo perché l’aeroporto stand alone non aveva la capacità di supportare l’investimento tout court in tempi brevi. In seguito alla fusione, la massa critica del Gruppo è cresciuta ed è per questo motivo che abbiamo deciso di comprimere in 2 fasi l’ampliamento del terminal, dove la prima fase – la più significativa – vale circa 40 milioni di euro di investimento e prevede la crescita della capacità aeroportuale fino a 6,5 milioni di passeggeri e oltre. Non esiste un piano Firenze e un piano Pisa, ma un unico piano del sistema aeroportuale toscano dove la redditività di Firenze e la sua finanziabilità supportano anche la capacità della società di investire senza contributi pubblici su Pisa. Oggi la capacità di stanziare risorse per lavorare solo a Pisa sarebbe limitata e bisogna inevitabilmente rianalizzare i tempi confermando ovviamente il progetto. Se oggi Pisa può permettersi di dare un contributo di 14 milioni annui a Ryanair è anche perché il sistema aeroportuale lo consente. È un sistema che si regge su due gambe».

Vi attende ora un secondo round, al Consiglio di Stato per sbloccare l’intervento su Peretola. Siete fiduciosi?
«Siamo convinti del buon esito del ricorso al Consiglio di Stato ma le incertezze sui tempi ci costringono a rivedere nel breve periodo il nostro piano economico e finanziario. Una corretta gestione aziendale da “buon padre di famiglia” ci impone di rallentare i tempi dell’ampliamento del terminal di Pisa, il cui investimento e progetto rimangono assolutamente prioritari e confermati». —


 

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